Storieta
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About this book

Il Libro della divina dottrina è un dialogo mistico in cui la santa Caterina da Siena espone, con tono meditativo, la natura dell’unione dell’anima a Cristo attraverso l’amore. Il testo si apre citando le parole di Gesù sul legame tra chi ama la sua parola e la manifestazione divina, per poi approfondire la dinamica della contrizione, del desiderio dell’anima e della carità come via di redenzione. Attraverso una serie di capitoli, la mistica descrive le preghiere rivolte al Padre, la necessità di riformare la Chiesa e la speranza di pace per i cristiani, intrecciando riflessioni teologiche con immagini di fuoco, luce e purificazione.

Lo stile è tipicamente medievale, con una prosa densa di termini teologici, un linguaggio allegorico e una struttura dialogica che richiama le opere scolastiche del XIV secolo. Chi è affascinato dalla spiritualità cattolica, dalla teologia mistica o dalla figura di Caterina da Siena troverà in questo scritto una ricca fonte di meditazione e di approfondimento della dottrina cristiana, soprattutto se apprezza la lettura di testi religiosi complessi e ricchi di simbolismo.

Who appears in Libro della divina dottrina

  • CristoMiddle‑aged man with flowing brown hair, gentle beard, radiant halo, simple linen tunic, medieval Italian fresco style
  • DioMajestic, bearded figure cloaked in white light, ethereal robes, surrounded by celestial clouds, 14th‑century iconography
  • serva di DioHumble young woman in modest brown habit, veil covering hair, hands clasped in prayer, simple medieval convent attire

The opening · free to read

Questo desiderio era grande ed era continuo; ma molto maggiormente crebbe essendo mostrato dalla prima Veritá la necessitá del mondo, e in quanta tempesta e offesa di Dio egli era. E intesa aveva ancora una lectera, la quale aveva ricevuta dal padre de l'anima sua, dove egli mostrava pena e dolore intollerabile de l'offesa di Dio e danno de l'anime e persecuzione della sancta Chiesa. Tucto questo l'accendeva il fuoco del sancto desiderio, con dolore de l'offesa e con allegrezza d'una speranza per la quale aspectava che Dio provedesse a tanti mali. E perché nella comunione l'anima pare che piú dolcemente si strenga fra sé e Dio e meglio cognosca la sua veritá (l'anima allora è in Dio, e Dio ne l'anima, sí come il pesce che sta nel mare, e il mare nel pesce); e per questo le venne desiderio di giognere nella mactina per avere la messa; el quale dí era il dí di Maria. Venuta la mactina e l'ora della messa, si pose con ansietato desiderio e con grande cognoscimento di sé, vergognandosi della sua imperfeczione, parendole essere cagione del male che si faceva per tucto quanto el mondo, concipendo uno odio e uno dispiacimento di sé con una giustizia sancta; nel quale cognoscimento e odio e giustizia purificava le macchie che le pareva, ed era ne l'anima sua, di colpa, dicendo:--O Padre etterno, io mi richiamo di me a te, che tu punisca l'offese mie in questo tempo finito. E perché delle pene, che debba portare il proximo mio, io per li miei peccati ne so' cagione, però ti prego benignamente che tu le punisca sopra di me.

Alora la Veritá etterna, rapendo e tirando a sé piú forte il desiderio suo, facendo come faceva nel Testamento vecchio che quando facevano il sacrifizio a Dio veniva uno fuoco e tirava a sé il sacrifizio che era accepto a lui, cosí faceva la dolce Veritá a quella anima: che mandava il fuoco della clemenzia dello Spirito sancto e rapiva il sacrifizio del desiderio che ella faceva di sé a lui, dicendo:--Non sai tu, figliuola mia, che tucte le pene che sostiene o può sostenere l'anima in questa vita non sonno sufficienti a punire una minima colpa? però che l'offesa che è facta a me, che so' Bene infinito, richiede satisfaczione infinita. E però Io voglio che tu sappi che non tucte le pene che sonno date in questa vita sonno date per punizione, ma per correczione, per gastigare il figliuolo quando egli offende. Ma è vero questo: che col desiderio de l'anima si satisfa, cioè con la vera contrizione e dispiacimento del peccato. La vera contrizione satisfa a la colpa ed a la pena, non per pena finita che sostenga, ma per desiderio infinito. Perché Dio, che è infinito, infinito amore e infinito dolore vuole. Infinito dolore vuole in due modi: l'uno è della propria offesa la quale ha commessa contra 'l suo Creatore; l'altro è de l'offesa che vede fare al proximo suo. Di questi cotali, perché hanno desiderio infinito (cioè che sonno uniti per affecto d'amore in me, e però si dogliono quando offendono o veggono offendere), ogni loro pena che sostengono, spirituale o corporale, da qualunque lato ella viene, riceve infinito merito e satisfa a la colpa che meritava infinita pena: poniamo che sieno state operazioni finite, facte in tempo finito; ma perché fu adoperata la virtú e sostenuta la pena con desiderio e contrizione e dispiacimento della colpa infinito, però valse.

Questo dimostrò Paolo quando disse: «Se io avesse lingua angelica, sapesse le cose future, desse il mio a' poveri, e dessi el corpo mio ad ardere, e non avesse caritá, nulla mi varrebbe». Mostra il glorioso apostolo che l'operazioni finite non sonno sufficienti né a punire né a remunerare senza il condimento dell'affecto della caritá.

Capitolo Iv

Come el desiderio e la contriczione del cuore satisfa a la colpa e a la pena in sé e in altrui, e come tale volta satisfa a la colpa e none a la pena.

--Hotti mostrato, carissima figliuola, come la colpa non si punisce in questo tempo finito per veruna pena che si sostenga, puramente pur pena. E dico che si punisce con la pena che si sostiene col desiderio, amore e contrizione del cuore: non per virtú della pena, ma per la virtú del desiderio de l'anima. Sí come il desiderio e ogni virtú vale ed ha in sé vita per Cristo crocifixo unigenito mio Figliuolo in quanto l'anima ha tracto l'amore dallui e con virtú séguita le vestigie sue.

Per questo modo vagliono, e non per altro; e cosí le pene satisfanno a la colpa col dolce e unitivo amore acquistato nel cognoscimento dolce della mia bontá, e amaritudine e contrizione di cuore, cognoscendo se medesimo e le proprie colpe sue. El quale cognoscimento genera odio e dispiacimento del peccato e della propria sensualitá. Unde egli si reputa degno delle pene e indegno del fructo. Sí che--diceva la dolce Veritá--vedi che, per la contrizione del cuore, con l'amore della vera pazienzia e con vera umilitá, reputandosi degni della pena e indegni del fructo, per umilitá portano con pazienzia. Sí che vedi che satisfa per lo modo decto.

Tu mi chiedi pene acciò che si satisfacci a l'offese che sonno facte a me dalle mie creature, e dimandi di volere cognoscere e amare me che so' somma Veritá. Questa è la via a volere venire a perfecto cognoscimento e volere gustare me Veritá etterna: che tu non esca mai del cognoscimento di te; e abbassata che tu se' nella valle de l'umilitá, e tu cognosce me in te. Del quale cognoscimento trarrai quello che t'è necessario. Neuna virtú può avere in sé vita se non dalla caritá. E l'umilitá è baglia e nutrice della caritá. Nel cognoscimento di te t'aumiliarai vedendo te per te non essere, e l'essere tuo cognoscerai da me che v'ho amati prima che voi fuste; e per l'amore ineffabile che Io v'ebbi, volendovi ricreare a grazia v'ho lavati e ricreati nel sangue de l'unigenito mio Figliuolo sparto con tanto fuoco d'amore.

Questo sangue fa cognoscere la veritá a colui che s'ha levata la nuvila de l'amore proprio per lo cognoscimento di sé; ché in altro modo non la cognoscerebbe. Allora l'anima s'accenderá in questo cognoscimento di me con uno amore ineffabile; per lo quale amore sta in continua pena, non pena affliggitiva che affligga né disecchi l'anima, anco la ingrassa; ma perché ha cognosciuta la mia veritá e la propria colpa sua e la ingratitudine e ciechitá del proximo, ha pena intollerabile; e però si duole perché m'ama, ché se ella non m'amasse non si dorrebbe.

Subbito che tu e gli altri servi miei avarete, per lo modo decto, cognosciuta la mia veritá, vi converrá sostenere infine a la morte le molte tribolazioni e ingiurie e rimprovèri in decto e in facto per gloria e loda del nome mio. Sí che tu portarai e patirai pene.

Tu dunque e gli altri miei servi, portate con vera pazienzia, con dolore della colpa e amore della virtú, per gloria e loda del nome mio. Facendo cosí, satisfarò le colpe tue e degli altri miei servi, sí che le pene che sosterrete saranno sufficienti, per la virtú della caritá, a satisfare e a remunerare in voi e in altrui. In voi ne ricevarete fructo di vita, spente le macchie delle vostre ignoranzie, e Io non mi ricordarò che voi m'offendeste mai. In altrui satisfarò per la caritá e affecto vostro, e donarò secondo la disposizione loro con la quale ricevaranno. In particulare a coloro che si dispongono umilemente e con reverenzia a ricevere la doctrina de' servi miei, lo' perdonarò la colpa e la pena. Come? che per questo verranno a questo vero cognoscimento e contrizione de' peccati loro. Sí che con lo strumento de l'orazione e desiderio de' servi miei riceveranno fructo di grazia, ricevendo essi umilemente, come decto è, e meno e piú, secondo che vorranno exercitare con virtú la grazia.

In generale, dico che per li desidèri vostri riceveranno remissione e donazione. Guarda giá che non sia tanta la loro obstinazione che eglino vogliano essere riprovati da me per disperazione, spregiando el Sangue che con tanta dolcezza gli ha ricomprati. Che fructo ricevono? el fructo è che Io gli aspecto, costrecto da l'orazioni de' servi miei, e dollo' lume, e follo' destare il cane della coscienzia, e follo' sentire l'odore della virtú, e dilectargli della conversazione de' miei servi. E alcuna volta permecto che 'l mondo lo' mostri quello che egli è, sentendo variate e diverse passioni acciò che cognoscano la poca fermezza del mondo e levino il desiderio a cercare la patria loro di vita etterna. E cosí per questi e molti altri modi, e' quali l'occhio non è sufficiente a vedere né la lingua a narrare né il cuore a pensare quante sonno le vie e' modi che Io tengo, solo per amore e per riducerli a grazia, acciò che la mia veritá sia compíta in loro.

Costrecto so' di farlo da la inextimabile caritá mia con la quale Io li creai, e da l'orazioni e desidèri e dolore de' servi miei; perché non so' spregiatore della lagrima, sudore e umile orazione loro, anco gli accepto, però che Io so' colui che gli fo amare e dolere del danno de l'anime. Ma non lo' dá satisfaczione di pena a questi cotali generali, ma sí di colpa, perché non sonno disposti dalla parte loro a pigliare con perfecto amore l'amore mio e de' servi miei. Né non pigliano el loro dolore con amaritudine e perfecta contrizione della colpa commessa; ma con amore e contrizione imperfecta, e però non hanno né ricevono satisfaczione di pena come gli altri, ma sí di colpa; perché richiede disposizione da l'una parte e da l'altra, cioè da chi dá e da chi riceve. Perché sonno imperfecti, imperfectamente ricevono la perfeczione de' desidèri di coloro che con pena gli offerano dinanzi da me per loro.

Perché ti dixi che ricevevano satisfaczione, e anco l'era donato. Cosí è la veritá, che per lo modo che Io t'ho decto, per li strumenti di quello che di sopra contiammo (del lume della coscienzia, e de l'altre cose), l'è satisfacto la colpa; cioè cominciandosi a ricognoscere, bomicano il fracidume de' peccati loro, e cosí ne ricevono dono di grazia.

Questi sonno coloro che stanno nella caritá comune. Se essi hanno ricevuto per correczione quello che hanno avuto, e non hanno facta resistenzia alla clemenzia dello Spirito sancto, ricévonne vita di grazia escendo della colpa. Ma se essi, come ignoranti, sonno ingrati e scognoscenti verso di me e verso le fadighe de' servi miei, esso facto lo' torna in ruina e a giudicio quello che era dato per misericordia; non per difecto della misericordia né di colui che impetrava la misericordia per lo ingrato, ma solo per la miseria e durizia sua, il quale ha posto, con la mano del libero arbitrio, in sul cuore la pietra del diamante che, se non si rompe col Sangue, non si può rompere. Anco ti dico che, non obstante la durizia sua, mentre che egli ha il tempo che può usare il libero arbitrio, chiedendo il sangue del mio Figliuolo, con essa medesima mano e pongalo sopra la durizia del cuore suo, lo spezzará e riceverá il fructo del Sangue che è pagato per lui. Ma se egli s'indugia, passato el tempo, non ha rimedio veruno, perché non ha riportata la dota che gli fu data da me: dandoli la memoria perché ritenesse i benefizi miei, e lo 'ntellecto perché vedesse e cognoscesse la veritá, e l'affecto perché egli amasse me, veritá etterna, la quale lo 'ntellecto cognobbe.

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