
Public-domain ebook
Momenti: Liriche
Language: it340 downloads on Project Gutenberg
Subjects
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #53208.

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The opening · free to read
Ritrovata adolescenza, gioia del colore, occhi verdi di sole sul greto, scheggiato turchese immenso de l'onde, biondezza di cirri e di rupi, rosea gioia di tetti, colore, ritmo, come una bianconera rondine l'anima ti solca.
O FIORE....
Sul mare tanto azzurro che par bianco, che par questo mio bianco stellato vestito, tu viaggi verso l'isola, viaggi verso me, giungerai che ancor non sarà sera, o fiore, o colore, o ardore, sul mare ancor tutto soave mi protenderò, e t'avrò fra le braccia che crederai proseguire con la dolce nave ancora ancora in eternità d'azzurro.
SALIRÀ PER L'ORTO.
Salirà per l'orto, spiccherà passando un boccio di granato, entrerà, il mare dalla terrazza negli occhi gli vedrò, le sue pupille alla stanza si volgeranno, un altro sguardo d'acqua e di cielo presso un fascio di fior di mirto scorgeranno, alle sue e alle mie un altro specchio, oh Shelley che sarai con noi, effigie tutelare alla nostra ricchezza, alle ricche vene delle nostre giornate, al gaudio candido al pianto chiaro....
LA ROSA.
Eccoci! Facci posto, oh sole! A noi due e ad una rosa. Fra il mio seno e il petto forte che amo, sta una rosa, sola.
Oh sole, la rosa vuol morire, e noi vogliam la sua agonia tutta con nostra gioia consacrare. Facci posto! Ecco, insieme avvinti, che la rosa non cada, guizziamo nella tua zona, nudilunghi, a terra, avvinghiati, e la rosa non ti sente, ma noi ma noi da te percorsi meravigliamo come una lunga landa che il tuo raggio mai prima conosciuto avesse. Interi ci percorri, solo la rosa non ti sente, fra il madore del mio seno e il calore dolce del petto che amo. Grande aperta rosea, si sente morire, si sente felice, si sfoglia, ogni foglia rorida molle, vagola, ci bacia, premuta, bruciata, oh sole che ci accogli!
IL TUO SORRISO.
Il tuo sorriso.... Vibrazione che aduna la vita e la sconfina. C'è il tuo genio nel tuo sorriso. Sapienza implacabile, dominio e sdegno, a fiore d'un occulto vortice ritmo di fantasia iridescente.... Il tuo sorriso.... Sottile soffusa ombra canora su la chiarezza silenziosa del fermo volto. O gagliardo, amo il tuo sorriso, che ti esprime oltre il tuo stesso volere, balenante segno della vita che in visione trascendi, amo il tuo sorriso, malizia di fanciulla e magia d'eroe, il tuo sorriso dove a fiore d'un occulto vortice smaglia e canta, soffusa di danzante ombra, la tua forza.... La tua forza. Vibri, e altro non chiedi. Attingi e varchi la vita col tuo sorriso, fantasticamente vi dissolvi il dolore noto e la gioia ignota, in un brivido che t'allaccia al cuor del mondo. C'è il tuo genio nel tuo sorriso.
FAUNO.
Lontane dal mondo, quercie, rade nel sole d'agosto acque fra sassi, lontane dal tempo, e tu dorato ridi, tu alla bianca mia spalla, tu alla verginea sua musica, gioia dagli occhi ridi.
NUDA NEL SOLE.
Nuda nel sole per te che dipingi sto immobile, il seno soltanto ritmando la vita gagliarda del cuore. Come un cielo soave d'aurora è per te questa mia forma lucente, un prato un'acqua una solitaria fiorita di petali, tralci di vigna in festività. E adori, e fervente le dolci dita su la tela conduci. Nuda nel sole ed immobile, frammento di natura, ti miro orante ed oprante. Da te invasa da te riassorbita, sei tu che mi divinizzi o la mia divinità è che ti crea, artista, arte, spirito? Tacitamente il seno respira.
Son tanto brava lungo il giorno. Comprendo, accetto, non piango. Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo. Ma, al primo brivido di viola in cielo ogni diurno sostegno dispare. Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!» Sembrami d'aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra. Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.
DOLCE SANGUE.
Dolce dolce sangue ne le vene mi langue. Oh vigor lontano, se vieni di delizia vi gemi! Se vieni e mi premi, oh vigor lontano, se il grembo m'irrori che langue, dolce dolce sangue!
DISTESA SU UN FIANCO.
sotto la mia gola le mie mani congiunte, le dita ardenti dell'una nel cavo ardente dell'altra, gli occhi chiusi, i denti serrati.
Non c'è nella stanza un orecchio a cui io possa dettare parole senza muovermi, senza strapparmi da questo rogo?
Una mano ignara di bimba o di centenaria: qualcuno che non conobbe mai questo tormento o l'abbia per sempre dimenticato; e possa scrivere senza tremare le parole che mi gorgogliano nella gola ardenti più delle mie mani congiunte; e non sappia comprendere e non soffra non soffra per me, non soffra per sè.
BRUCIO LA MIA VITA.
S'io mi muovo, s'io mi sollevo, tutto svanisce, tutto s'aggela. Ma s'io resto così distesa, gli occhi chiusi, le labbra aureolate di brace, l'ardore della mia palma sul battito della mia gola, io brucio la mia vita, brucio la mia vita, il mio sangue si consuma nelle mie vene, io sento che si consuma solo nel ricordo d'un altro sangue, d'una voluttà data e provata, dell'amore lontano che forse non ritroverò.
STO PER FRANGERMI.
Sto per frangermi — tanta onda ho vinto! — tu alla fatica enorme mi segni un limite ma come uno scoglio — tanta onda a te m'ha gettata! Sto per frangermi, tu lasci che m'afferri al limite che mi segni, ma come alla morte....
Contro a te m'abbatto, spezzami il cuore e la fronte, sii la morte poi che sei così forte!
Ma se solo a svenire solo per poi rinvenire tanta onda a te m'ha gettata, se la morte non sei, amore, erto amore, quali lontananze vedi, se ti volgi?
Mare aperto, oro levante sul mare forse? Sto per frangermi, tanta onda ho vinto, contro a te m'abbatto, erto amore, contro a te.
MORTE, M'HAI SENTITA?
Morte, m'hai sentita? Nella notte ti ho invocata, piangendo e fors'anche ridendo per sedurti t'ho chiamata, ultima luce, speranza di due braccia accoglienti, un nome ancora da invocare, morte, madre, sorella, amata, una che mi prenda, una che mi voglia.... Ed eri lontana. Bianca e bella s'io ti pensavo su altri reclina, s'io t'imaginavo intenta a baciar altri, altri certo non più di me dolenti, oppur creature felici, morte, m'hai sentita s'anche non sei accorsa? Nessuno certo t'implorava quanto me, o cara quanto fu cara la vita, e tu chi sceglievi in vece mia? Ma forse, forse da lontano hai trasalito.... E ora non ti chiamo più. Stormi mi ventano dietro la fronte, aliante mondo inespresso del mio pensiero, parole che furono visioni e ch'io ancora non dissi, amore che tutti comprende i ruinati amori e li risolleva.... Verità della mia vita, incompiuta missione che nell'alba mi riappare, ch'era il miracolo, ed io forse l'ho tradita.... E forse, o morte, non venuta al mio richiamo delirante mi raggiungerai nel fervore del ripreso canto, troncherai nella mia gola il canto, un giorno chiaro.... Ch'io mi rammenti allora, ch'io mi rammenti come eri bella, come eri bella questa notte, morte, su le fronti che invece di me baciavi.
ANCHE QUEST'ORE.
Passeran quest'ore di spasimo come passarono le mille di gioia. O fiore che avrei voluto soltanto baciare, o petto dolce dove imploravo festosamente la morte, ma quest'ore che vivo di strazio son più generose ancora dell'altre gridanti felicità. Mi tendo a te che ho colpito, da lontano mi tendo più pulsante di quando ridevamo nudi nel sole, la fronte più affocata, insaziata. Dono d'angoscia gemente che pur anche si dissolverà, lungo di febbre ansito verso la tua pena.... Tutti i miei capelli per addormirti da lungi!
NOTTE IN PAESE STRANIERO.
Notte in paese straniero, notte di stelle, notte di vento dolce. Le rupi dentate lambono il cielo e lo fanno più chiaro. Cieli lontani dei paesi dove passai, dei paesi dove amai, cieli fioriti di queste stesse costellazioni, e pur lontani, dov'erano speranze che più non so, disperazioni che più non mi fanno piangere, io vi rivedrò, forse, e penserò allora a queste notti in paese straniero, a queste luci vivide nel vento che volteggia dolce su le rupi, a questa mia anima che ancora una volta si risolleva, si risolleva avida, penserò a questo ch'è ancora nelle mie vene palpito di giovinezza, ardore forte, volontà più grande d'ogni mio grande pianto, e stupirò allora, o notte di stelle, di vento, di anelito solitario....
ORGOGLIO.
L'antica parola che m'ero scordata viene dubbiosa da nubi portata. Orgoglio. Su cime di neve si posa, su fresca neve vertiginosa. E le nubi fan rime fra loro fra loro, più non v'è pianoro se non di opache rime. Orgoglio. Dubbiosa fra neve e biancore di nubi di nubi mi guata. Oh squallida, oh non fatta per il mio cuore l'antica parola che m'ero scordata!
ANCOR OGGI.
Ancor oggi, tra la folla, nel sole, repentinamente, ho desiderato morire. Senza lagrime su me stessa ho pianto come su una morta, e ho schernito in cuore quanti guardandomi non s'avvedevano ch'ero una morta. Nel sole, nella città turbinosa, oggi come ieri ho camminato negando a' miei sensi la vita, negando d'esser viva, ho dominato la folla come flutto incapace a subissare la mia spoglia affiorante sola. Morta, ero tuttavia sola una cosa umana sopra l'onde informi vaghe. Andavo....
TERRA, COME SEI BELLA!
Terra, come sei bella! E tante volte avrei voluto lasciarti, e anche ora.... Terra, s'io ti chiedo perdono, chiederà qualcuno perdono a me? Anch'io sono bella, anch'io ho sorriso a creature umane, come sorridono questi fiori e questi rami e quest'acque, anche la mia anima si è sporta splendendo e spandendo intorno brividi dolci. E son rimasta sola....
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