
Public-domain ebook
I Robinson italiani
Language: it603 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Letteratura per ragazzi·Adventure·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #61209.

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The opening · free to read
Il secondo balzò in coperta senza perdere tempo a scendere la scaletta, entrò nella camera comune dell'equipaggio, afferrò il porta-voce del nostromo e lo portò al capitano.
La voce robusta dell'uomo di mare echeggiò come una tromba, coprendo i comandi precipitati del nostromo, le grida dei marinai ed il fracasso delle pompe che già cominciavano ad assorbire l'acqua.
— A bordo!... — aveva tuonato il capitano. — A bordo o vi faccio appiccare ai pennoni del contra-pappafico. —
Una voce lontana, che veniva dal largo e che aveva una intonazione ironica, rispose:
— Buona fortuna a tutti!
— A bordo e vi perdono tutto!
— No!...
— V'inseguiremo e vi uccideremo canaglie! —
Nessuna voce rispose a quest'ultima minaccia: la scialuppa era scomparsa fra le tenebre.
— Dio vi punirà, — disse il capitano con voce sorda. — Alle pompe e che Dio protegga noi! —
Il nostromo, in quel frattempo, aveva fatto preparare la pompa di prua e quella di poppa, aveva fatto immergere in mare le manichelle e portare sul ponte tutti i mastelli e le secchie disponibili.
I dodici marinai che componevano l'equipaggio della nave, stavano pronti alle sbarre, ed attendevano trepidanti gli ordini del capitano.
Del fumo denso, impregnato d'un acuto odore di catrame e di materie grasse, sfuggiva ad intervalli dalle fessure del boccaporto maestro. Il fuoco doveva essere scoppiato nella dispensa che era situata presso la camera comune dell'equipaggio e doveva essersi comunicato al carico della stiva.
Il capitano aveva dato ordine di aprire il boccaporto, per poter constatare la gravità dell'incendio. Il mastro ed alcuni marinai stavano levando già i passanti di ferro che servono come da catenacci.
Sotto si udivano dei cupi brontolii, dei ronzii sordi, poi delle detonazioni come se scoppiassero dei recipienti pieni di liquidi alcoolici, mentre il catrame delle commessure della tolda cominciava a ribollire in causa del calore interno.
Nessuno fiatava, ma sul viso di tutti quegli uomini si leggeva già una profonda angoscia. Quei volti abbronzati dal sole equatoriale e dai venti del mare erano diventati pallidi e quelle fronti, ordinariamente serene anche in mezzo alle tempeste, erano diventate cupe.
L'ultima traversa stava per venire levata, quando il boccaporto s'alzò violentemente, rovesciandosi sulla tolda come sotto una spinta misteriosa.
Subito una fiamma enorme, una vera colonna di fuoco, irruppe dalle profondità della stiva e s'allungò verso le vele di gabbia dell'albero maestro, illuminando sinistramente la notte e tingendo le onde di riflessi sanguigni.
Un immenso urlo d'orrore, d'angoscia, di spavento echeggiò sulla tolda della disgraziata nave, perdendosi lontano lontano sul mare.
Tutti si erano gettati indietro per non venire investiti da quella vampa mostruosa, che si contorceva colle selvagge contrazioni dei serpenti e perfino gli uomini delle pompe, avevano abbandonate precipitosamente le traverse.
— Ai vostri posti! — tuonò il capitano.
Il solo nostromo, un vecchio dalla barba bianca ma coi lineamenti energici, si mosse per spingere le manichelle sull'orlo della stiva.
Il capitano impallidì.
Raccolse una scure dimenticata sull'argano e alzandola minacciosamente, ripetè con un tono di voce da non ammettere repliche:
— Ai vostri posti, o vi faccio sentire come pesa quest'arma!... —
L'equipaggio sapeva per prova, che il comandante non era uomo da scherzare. Dopo una breve esitazione tornò alle pompe, mentre due o tre altri marinai, che non potevano trovare posto alle traverse, s'impadronivano dei mastelli.
La colonna di fuoco, dopo d'aver minacciato d'incendiare la gran gabbia, si era abbassata, rientrando a poco a poco nella stiva, ma dal boccaporto spalancato irrompevano, ad intermittenze, pesanti nuvoloni di fumo denso e nero che una calma assoluta manteneva quasi sopra la tolda, e nembi di scintille le quali s'alzavano lentamente, disperdendosi sui neri flutti dell'oceano.
Passato il primo istante di terrore, tutti si erano messi alacremente al lavoro, sapendo che se non riuscivano a spegnere l'incendio una morte orribile li attendeva, non essendovi ormai a bordo più nessuna scialuppa.
Le pompe funzionavano rabbiosamente senza posa, versando torrenti d'acqua nelle profondità ardenti della stiva, mentre gli uomini dei mastelli s'affannavano a vuotare i loro recipienti, avanzandosi fra il fumo e le scintille.
Il capitano ed il secondo, ritiratisi a poppa, stavano abbattendo, a gran colpi di scure, una parte della murata di babordo. Pareva che avessero intenzione di allestire il materiale per la costruzione d'una zattera.
Stavano per assalire la murata del cassero, quando un nuovo personaggio, uscito allora dal quadro, comparve sulla tolda.
Era un uomo che aveva varcato la trentina di qualche anno, di statura bassa, un po' inferiore alla media, con petto assai sviluppato, larghe spalle e membra muscolose senza però essere grosse.
Il suo viso largo, un po' angoloso, col mento appuntito, era pallido, leggermente abbronzato dalla salsedine del vento marino; la sua fronte ampia, appena segnata da una ruga precoce, indicava che quell'uomo era inclinato alla riflessione; i suoi occhi, sormontati da due sopracciglia folte, dall'ardita arcata, erano profondi, ma talora scintillavano e pareva allora che volessero penetrare nel più profondo dei cuori; le sue labbra strette, ombreggiate da un paio di baffi rossicci, indicavano che quello sconosciuto doveva possedere una incrollabile energia.
Vedendo quelle nubi di fumo e quelle folate di scintille che s'innalzavano attraverso l'alberatura del veliero, e quei riflessi sanguigni che si proiettavano sul viso dei marinai, corrugò la fronte, ma senza manifestare alcuna impressione di terrore.
— Un incendio? — diss'egli, volgendosi verso il capitano. — Se non mi svegliavo, mi lasciavate adunque arrostire tranquillamente nella mia cabina?
— Siete voi, signor Emilio? — chiese il comandante sporgendosi dal cassero.
— In persona, comandante.
— Venite ad aiutarci, se vi preme la pelle.
— La cosa è grave?
— Gravissima, signore. La stiva è piena di fuoco e....
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