
Public-domain ebook
Memorie di Emma Lyonna, vol. 4/8
Language: it379 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: Historical Novels·Novels·French Literature
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #76092.

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Io era talmente confusa che non sapeva che mi facessi; balbettava, tremava; mi punsi le dita cogli spilli; cercava di distogliermi dalle mani della regina.
— Ma essa è pazza, diceva, ma volete dunque lasciarmi fare? ve lo comando.
Poi, per provarmi che l’ordine, benchè pronunziato con una voce imperativa, era un nuovo favore, mi strinse, nel darmelo, le spalle fra le sue braccia; un brivido mi corse per tutto il corpo.
Era così lontana dall’aspettarmi una tale familiarità da parte di una regina, che aveva fama di donna la più altiera e più imperiosa del suo regno, che io credeva di sognare. Chiesi a me stessa se era veramente la regina Carolina, e se io era veramente io, vale a dire, essa la figlia dell’Imperatrice Maria Teresa, ed io la povera figlia di una fantesca di villaggio.
Aveva come un offuscamento morale.
Buono o mal grado dovetti lasciarmi fare; la regina mi aiutò a levarmi l’abito che aveva quando era venuta, mi mise il vestito di raso bianco, mi acconciò sul capo una piuma bianca, e poi avvicinò le nostre due teste allo specchio e vi guardò un istante.
Poi con un accento quasi di cattivo umore:
— Davvero, disse, che io faccio proprio un bel mestiere, decisamente. Milady Hamilton, voi siete più bella di me.
Io era affatto confusa, rossa fino agli orecchi, nè sapeva dove celarmi.
— Vostra Maestà, le risposi, mi permetterà di non essere del suo avviso; io sono avvenente forse; ma voi, oh! voi sì, che siete veramente bella.
— Lo trovate voi veramente? e me lo dite senza adulazione?
— Oh! ve lo giuro, esclamai, con tutta la sincerità.
— Come! disse, gettando uno sguardo sulle sue magnifiche spalle; se foste un uomo, vi innamorereste di me?
— Più, ancora, signora, vi adorerei in ginocchio.
Carolina scosse la testa, e sorrise con malinconia.
— Essere amata è già cosa rara, e specialmente poi per una regina; non chiediamo l’impossibile però....
E si fermò con un sospiro.
Io la osservava con un interesse, in cui essa non poteva ingannarsi.
— E però, ripetei dopo di essa.
La regina mi mise un braccio intorno al collo, e mi fece sedere a lei vicino sul sofà.
— Quante volte siete stata amata? mi disse.
— Vostra Maestà mi chiede quante volte ho amato, o quante volte sono stata amata?
— Avete ragione, non è la stessa cosa: io domando quante volte siete stata amata.
— Una volta da una tenera amicizia, ed una volta da un amore profondo.
— E quale di questi due sentimenti vi ha reso più completamente felice?
— La tenera amicizia, io credo.
— E voi?
— Io?
— Sì, voi; di tutti i vostri adoratori, chi è quello che vi ha amato di più?
Io sorrisi.
— Debbo rispondere francamente?
— Con me, sempre.
— Un terzo che non mi amava.
La regina fece un movimento di testa, sospirando.
— Eppure la è proprio così, disse ella: ecco come siamo noi altre donne; anch’io, mia povera Emma, ho sacrificato un amore vero e profondo ad un amore finto e ambizioso, e ne porto la pena; ho un marito che non mi ama, e vi confesserò che non lo posso amare, ed un amante che disprezzo. Vi maravigliate che vi dica tutte queste cose con tale franchezza; ma che volete, io ho istinto che mi trascina verso di voi; d’altronde, si dice tutto pubblicamente a Napoli, sicchè il merito della confidenza non è grande, e con tutta probabilità voi saprete già da molto tempo ciò che oggi vi ripeto io stessa.
— Quanto mi dice Vostra Maestà non mi è meno interessante.
— La mia Maestà è una triste Maestà in quanto a felicità. Ma mettendo il piede sul suolo di Napoli, scorgendo l’uomo a cui era destinata, sentii che era condannata.
— Davvero! esclamai; che differenza, mio Dio! fra il re e voi.
— Tu t’incarichi adesso soltanto della mia scusa, cara Emma, tu, anima delicata, fine, squisita, figurati del mio disinganno. Era giovane, aveva quindici anni appena, mi avevano detto che andava a regnare nella terra ov’era morto Virgilio, ed era nato il Tasso, che doveva sposare un giovane principe, un nipote di Luigi XIV, un discendente di Enrico IV. Arrivai per così dire coll’Eneide in una mano, e colla Gerusalemme liberata nell’altra; il mio fidanzato sarebbe egli Eurialo o Tancredi, io sarei ciò che avrebbe voluto, Camilla od Erminia; amazzone o pastorella. Arrivai con tutte le speranze di un cuore vergine, con tutti i sogni di un animo vissuto fra le ballate della nostra vecchia Germania; e vidi... lo hai veduto, non ho bisogno di farti il suo ritratto, una specie di villano illetterato, che non parla altra lingua che il dialetto napolitano: un vero lazzarone del molo che mangia maccheroni nel palco reale; un pescatore di Mergellina che vende il suo pesce nel linguaggio dei marinai di porto, un cacciatore grossolano senza poesia, che corre dietro alle contadine, un sultano di villaggio che si è fatto un harem di mandriane. Oh! ti assicuro! l’illusione non fu lunga. Un giorno credetti che ancora poteva essere felice; vedi, io aveva incontrato sul mio cammino chi aveva tutte le qualità che a lui mancavano, giovine, bello, elegante, spiritoso; e oltre a tutto ciò anche principe, cosa che non gli stava anche male.
— Il principe di Caramanico, pronunziai, senz’accorgermi della inconvenienza della mia interruzione.
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