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Il tesoro del Presidente del Paraguay
Language: it337 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: Historical Novels·Adventure·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #76147.

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The opening · free to read
Una nave misteriosa.
La notte del 22 gennaio 1869 un battello a vapore della portata di quattrocentocinquanta a cinquecento tonnellate, attrezzato a goletta, che pareva sorto improvvisamente dal mare, eseguiva delle strane manovre, cambiando rotta ogni due o trecento metri, a circa quaranta chilometri dall’ampia foce del Rio della Plata nell’America del Sud.
Le sue forme svelte, la sua prua munita di sperone, i numerosi suoi sabordi che parevano destinati a bocche di cannone o per lo meno a canne di mitragliatrici, la sua velocità di gran lunga superiore a quella delle navi mercantili, e sopratutto i suoi ottanta uomini che in quel momento occupavano la tolda tutti armati di fucili, e il suo grosso pezzo di cannone montato su di una torretta blindata che si alzava dinanzi all’albero di trinchetto, lo davano a conoscere a prima vista per un solido legno da guerra o più precisamente per uno di quei legni che chiamansi incrociatori, potenti ausiliari delle grandi navi corazzate.
Nè sull’alberetto della maistra, nè sul picco della randa, nè sull’asta di poppa portava alcuna bandiera che potesse indicare a quale nazione apparteneva, e quantunque la notte fosse oscura come la culatta di un cannone e navigasse in paraggi assai frequentati, dove una collisione poteva da un momento all’altro accadere e mandarlo a picco, non portava alcuno dei fanali prescritti dai regolamenti marittimi.
Degli strani discorsi s’incrociavano in lingua spagnuola fra i marinari, specialmente fra quelli che vegliavano sulla prua, abbastanza lontani dagli ufficiali che si tenevano ritti sul ponte di comando, occupati a scrutare il mare con potenti cannocchiali.
— Dimmi, Pedro, — diceva un giovinetto che masticava con visibile soddisfazione un grosso pezzo di sigaro, volgendosi verso un quartiermastro che stava appoggiato ad una piccola mitragliatrice mascherata da una coperta di tela cerata: — si approda, o si vira ancora di bordo?
— Non ne so più di te, Alonzo, — rispose l’interrogato. — È il capitano che comanda, e lui sa che cosa deve fare.
— Bel modo di navigare! Ecco due giorni che al calar del sole ci avviciniamo alla costa e che al sorger del sole si prende frettolosamente il largo. Che il capitano abbia paura della febbre gialla?
— Altro che febbre gialla! Teme qualche cosa di peggio.
— E cosa mai?
— I Brasiliani e i loro alleati.
— Bah! Il nostro valoroso presidente Solano Lopez li tiene troppo occupati perchè rimanga a loro tempo di pensare a noi.
— E io ti dico che a loro preme più occuparsi ora di noi che dell’esercito del Paraguay. Sai tu cosa portiamo nella stiva?
— Trecento casse piene di vesti pei nostri soldati, ha detto il capitano.
— È qui che t’inganni.
— Abbiamo adunque un carico sospetto?
— Ottocentomila cartuccie e trentamila fucili, mio caro.
— Pei nostri bravi soldati?
— Lo hai detto, Alonzo.
— E il capitano non ce lo ha detto?
— La prudenza non è mai troppa in tempo di guerra.
— Ma credi che i Brasiliani sappiano ciò che contiene il Pilcomayo?
— Quando siamo usciti da Boston per caricare in alto mare le casse del bastimento inglese, una lancia a vapore ci seguiva, e quando noi abbiamo presa la via del sud io l’ho veduta tornare a tutto vapore in porto. Quella lancia, se non lo sai, era del console brasiliano.
— Dunque tu credi...?
— Dico che al Rio della Plata ci aspettano i legni degli alleati e che appena ci scopriranno ci daranno tutti addosso.
— Uh! che brutto affare! Eppure bisognerà approdare in qualche luogo.
— Approdare! Bisogna entrare nel Rio e salirlo fino ad Assuncion, se questa città ancora resiste agli assalti delle truppe del Brasile, della Confederazione Argentina e di Montevideo.
— Se ci mandano a picco sarà un colpo terribile pel nostro presidente.
— La sua rovina, poichè oltre alle armi e munizioni noi portiamo...
— Che cosa?
— Pst! Parla piano, che nessuno ti oda. Noi portiamo nientemeno che il tesoro del Presidente, sette od otto milioni in tanti diamanti.
— Chi te lo ha detto?
— L’ha detto una sera il capitano mentre discorreva coll’agente del Governo.
— Con quel brutto señor Calderon?
— Sta zitto, se non vuoi farti mettere ai ferri.
— Mi è antipatico quell’agente.
— Pst!... Oh!... oh!... cosa c’è di nuovo? — brontolò il quartiermastro.
— Macchina indietro! — aveva gridato il capitano. — Tutti a posto di combattimento!...
I marinai si precipitarono ai loro posti, gli uni dietro alle murate, passando i fucili fra le brande arrotolate sul capo di banda[1], e gli altri dietro il grosso pezzo di cannone posto sulla torretta e dietro la mitragliatrice, che il quartiermastro Pedro aveva subito smascherata. Tutti gli occhi si fissarono ansiosamente sull’ampia distesa di acqua che si apriva dinanzi lo sperone del Pilcomayo, ma in mezzo alla profonda tenebrìa non si scorgeva cosa alcuna che avesse l’apparenza di una nave.
Tuttavia qualche cosa doveva essere stata scorta dal capitano per aver dato quel comando.
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