Alla democrazia che è scuola e milizia appartengono quindi solo coloro i quali sentono in sè l'affanno ed il pungolo di più sicure libertà, di una più alta giustizia, di una più larga ed efficace bontà umana. Essa è idealismo ed altruismo in azione; è il senso delle responsabilità morali, dei doveri, della missione che quelli i quali vogliono esser dei viventi, e non solo dei passivamente vissuti, sentono essere inscindibilmente uniti alla vita. Lavorare per la democrazia è lavorare per l'avvenire.
Oggi, in Italia, alla vigilia delle elezioni generali, si discutono e si agitano innumerevoli voli problemi: e tutti riguardano non l'uomo--il popolano, il dotto, il governante--o il partito come dovrebbe essere, ma quello che qui o là bisognerebbe fare; e si dimentica che gli uomini operano secondo ciò che sono o hanno nell'animo; che, divenuti migliori, essi farebbero certamente cose migliori; accesi di fervore per il bene pubblico e sociale, troverebbero facilmente dove e come questo bene va fatto.
Contribuire a diffondere il concetto della democrazia come educazione di sè, come acquisto del senso del proprio dovere sociale, come accensione di fedi, sarà lo scopo di questi volumetti.
Essi intendono quindi tornare indietro, di là dal periodo della lunga decadenza, agli uomini i quali nella generazione che fece l'Italia instillarono il senso del dovere eroico; passare innanzi, sorvolando su tutte le miserie presenti, associandosi allo sforzo pensoso e disciplinato dei giovani che vogliono conquistare sè stessi per dedicarsi alla vita pubblica con animo generoso e disinteressato di combattenti per una idea.
Un nome, innanzi a ogni altro, vogliamo inscrivere su queste pagine come auspicio: MAZZINI.
Rinnoviamoci
Alla vigilia del primo esperimento del suffragio universale, è necessità di vita pei partiti italiani accingersi alla conquista delle nuove masse elettorali; e, poichè esse hanno scarsa o nulla la cultura e la preparazione politica, trovar nelle file degli antichi elettori e fra i giovani e i fervidi un fascio di volontà animose nelle quali rinnovare e ravvivare la persuasione del proprio programma, per poi lanciarle alla paziente conquista della massa anonima e delle folle.
Ma la crisi dei partiti italiani non fu forse mai più grave e profonda. Di tutti meno che del clericale; il quale se, per i conflitti interni che lo agitano e per la lenta inesorabile dissoluzione del cattolicismo romano, dovrebbe essere in peggiori condizioni degli altri, riposa sulla attività di molti per i quali--rimossa, ogni intima inquietudine religiosa--clericalismo e sacerdozio sono solo un affare ed una professione, e sulla docile acquiescenza di masse nella cui coscienza non è ancora accesa, con la luce di una nascente consapevolezza di sè e della propria storia, la fiamma della libertà.
Di questa crisi dei partiti si è tanto parlato dal 1876 ad oggi, che essa è divenuta un luogo comune; e s'intende bene che una crisi la quale dura da quarant'anni non è più crisi ma un ciclo; e come tale, nelle condizioni oggettive che la provocarono, va esaminata.
Ma un tale esame sarebbe la storia di questo periodo di vita italiana; storia la quale, per quel che riguarda l'Estrema sinistra, può essere idealmente divisa in due periodi: quello della difesa, del consolidamento, dell'estensione delle libertà civili, che va sino alle elezioni politiche del 1900 e ai cento deputati di Estrema dinanzi ai quali cadde il ministero Pelloux; e l'altro che incomincia molto innanzi, con l'oscura intuizione e il precorrimento di una nuova rivoluzione sociale che ebbero già i maggiori uomini della Estrema, da Garibaldi a Bovio, segue e si svolge con il nascere e il crescere del partito socialista e assicura a questo, con l'opera politica e parlamentare, le condizioni essenziali di vita e di sviluppo dinanzi alla reazione delle classi minacciate, sinchè lo risolve in una politica positiva di riforme sociali da chiedere e raggiungere mediante l'accordo del proletariato con le più avanzate frazioni di estrema, e ricaccia i riluttanti verso il rivoluzionarismo.
In questo schema, sostanzialmente così semplice, si svolsero i contrasti e le lotte, solo a brevi tratti vivaci ed appassionate, dei partiti politici italiani. Il lento ma sicuro progresso delle idee democratiche affaticava nelle profondità, onde l'opera superficiale dei partiti emergeva a tratti, avvivava la coscienza nazionale, e celebrava silenziosamente le sue conquiste, spostando insensibilmente i partiti e conducendoli a contatti e a fusioni ed a cozzi (Cavallotti-Di Rudinì, Sonnino-Pantano, Luzzatti-Sacchi) che la loro logica avrebbe poco innanzi ripudiati e trovati assurdi.
Poichè, nel parlar di partiti, noi cadiamo sovente in due illusioni; l'una, suggeritaci dalla storia costituzionale inglese, che essi sieno o debbano essere unità permanenti e parallele entro le quali si svolga, in contrasti ed alternative normali, la vita politica di un paese; cosa che è realmente avvenuta in Inghilterra, ma solo in essa.
L'altra illusione, anche più pericolosa, è quella di applicare alla storia e allo studio dei partiti, realtà perennemente mutevole e fluente, schemi, idee astratte, tradizioni, programmi irrigiditi in formule, i quali sieno venuti perdendo il loro significato sino a non averne più alcuno o quasi.
Per giudicare utilmente e saggiamente di un partito, bisogna, dunque riferirsi a tutto il complicato processo della vita sociale e politica di un paese, al cozzo degl'interessi sociali, alla dialettica immanente delle grandi idee rinnovatrici, e vedere se di questa vivente realtà sociale esso si nutre, se per essa mantiene intatte le sue ragioni di essere, parola e strumento efficace di lotta.
Con questo criterio io esaminerò, come il lettore vedrà, rapidamente le tradizioni, lo stato attuale, il programma del partito radicale e del radicalismo italiano.
Del radicalismo, dico, e non solo del partito radicale; poichè quello è un fatto assai più vasto e profondo che non sia questo. Nel partito degli ultimi tempi mal si cercherebbe--chi non lo riconosce?--intiera l'anima del radicalismo italiano; esso fu cosa troppo strettamente politica e parlamentare: non si arricchì delle nuove correnti ideali, non partecipò ai moti spirituali che affaticarono profondamente e rinnovarono in parte la coscienza italiana, non seppe veder subito quello che, nel socialismo, era cosa e compito suo, non osò erigersi giudice del parlamento e dello Stato nel nome di un diritto nuovo che si andava lentamente facendo.
Ma se è facile criticare ed attaccare il partito radicale per quello che esso non fu e non fece, la critica è sterile e diventa malvagia quando non riconosce che esso ha conservato una tradizione ed un organismo, che è un istituto politico nel quale il radicalismo diffuso e disperso, cercante ancora le sue espressioni e la coesione politica, può e deve precipitarsi, per rinvigorire il partito e rinnovarlo e muovere per mezzo di esso alla conquista della vita pubblica.
Abbondano in Italia gl'ingegni e gli animi fervidi e si discute, assai più vivacemente--ed è buon segno--da qualche tempo, di problemi pubblici e delle direttive che è necessario imprimere alla nostra vita nazionale, e gruppi di volonterosi si formano intorno a vecchi combattenti o ad uomini nuovi e cercano animosamente di chiarire a sè e al paese e definire le fedi intorno alle quali, come a bandiere, raccogliersi¹.
¹ Ricordiamone alcuni dei più recenti: riformisti di destra, nazionalisti, liberisti--i quali hanno recentemente costituito un comitato di azione--salveminiani, raccolti intorno all'_Unità_--comitato per il mezzogiorno anche esso costituito nel giugno scorso in Roma.--E i vecchi partiti di Estrema si vanno dividendo e suddividendo in frazioni, per l'affannosa ricerca di un programma. E questo idealismo rinascente ha una grande cura, pressochè in tutti, di affermarsi realistico e studiare problemi pratici; segno di promettente maturità... quando non è indizio di superstite positivismo.
Ma nessun uomo è così alto da aver l'autorità di un maestro e segno dell'idea nazionale, quale lo invocava, negli anni della decadenza, Agostino Bertani¹. E i gruppi e le scuole e le iniziative sorgono e si moltiplicano e si spezzano e si disperdono perchè, purtroppo, i giovani italiani non hanno ancora acquistato o educato in sè il senso della disciplina, della lealtà (la loyalty che è, in Inghilterra, la base dei partiti e la forza della vita pubblica), del sacrificio che ciascuno il quale lavora veramente per un'idea deve pur fare ad essa di una parte di sè, delle sue ambizioni, di ciò che la coscienza gli dice non esser la sostanza e la ragione della lotta, ma modo occasionale e personale di vedere.
¹ Scrive L. Fera nella prefazione ai discorsi parlamentari di Agostino Bertani, pubblicati testè in grosso volume per deliberazione della Camera dei deputati:
«Vigile e severo non mancò di resistere alle deviazioni degli uomini e dei partiti nel periodo incerto del trasformismo e in un momento rapido di depressione degli spiriti e di smarrimento degli ideali proruppe in un grido dell'anima offesa:--Al governo manca il sacerdote dell'idea nazionale, che interpreti i plebisciti e compia tutto quello che possa giovare alla nuova Italia.--
«Il sacerdote dell'idea nazionale è l'invocazione fulgida e solenne che erompe dall'anima eroica della generazione che ha partecipato alla formazione del colossale edificio della patria e dovrebbe essere il monito suggestivo delle generazioni che all'opera mirabile intendono portare il contributo di nuove energie e di nuove speranze».
Le salde coesioni di uomini si formano là dove taluno dirige nel quale traspare da tutta la vita la devozione generosa ad un grande ideale e molti seguono, condotti e disciplinati dalla potenza dell'eroe. Dove questo manca, dove al difetto dei grandi agitatori e conduttori non supplisce in parte la disciplina dell'unità dello sforzo, non sono che labili coesioni d'interessi, tentennamenti e discordie, transazioni e piccole viltà e opportunismi male velati di saggezza politica.
Quelli che anche al partito radicale rimproverano questo oscillare ed oscurarsi dell'idea in coscienze fiacche ed opache e, dinanzi all'avvento di cinque milioni di elettori nuovi alla vita pubblica, invocano una nuova e più vigorosa attività che dirozzi questa massa e la educhi e trovi nelle sue confuse aspirazioni il segreto di un programma di nuova attività sociale e politica, debbono più che ogni altro curar di risalire alla visione della democrazia come di affanno e slancio e programma di un partito di avanguardia, ricollegarsi con commosso fervore e ricordo agli uomini eroici che così la intesero e praticarono, frugar la viva anima popolare per sprigionarne, con la luce di un programma, l'entusiasmo vittorioso, darsi, con tenace operosità, ad un lavoro di organizzazione.
Alcune indicazioni sicure su quello che è il radicalismo