
Public-domain ebook
Un viaggio elettorale
Language: it409 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Scienze politiche·Biographies·Politics
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #48333.

Public-domain ebook
Language: it409 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Scienze politiche·Biographies·Politics
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #48333.
The opening · free to read
Queste pagine pubblicate a Torino, lungi dagli occhi vostri, ora io riproduco qui, desideroso che le leggiate con attenzione e con affetto come cosa che appartiene a voi. Perchè qui troverete una storia comune, dove molta parte vive delle nostre impressioni e dei nostri sentimenti. Mi sono mostrato a voi con perfetta sincerità, in uno dei momenti più appassionati della mia vita, come si fa con amici provati a' quali non si ha nulla a nascondere. Mi vedeste, mi udiste; voi sapete ora quello che io pensai, quello che io sentii, i più intimi segreti della mia natura. E perchè siete tutti amici degni di essere stimati, non importa se miei fautori o miei avversarii, ho fatto come fo con quelli che stimo, dicendo la mia opinione sinceramente quando anche possa dispiacere. La quale opinione, massime intorno al carattere delle persone, voglio sia ricevuta così com'è nella sua sincerità, ch'è a dire come un concetto momentaneo, derivato da impressioni fuggevoli e appassionate, e alquanto idealizzato a modo di artista.
Così questa storia, uscendo dall'angustia d'interessi e di caratteri personali, acquista un valore più alto e più umano, che certo sapranno apprezzare i vecchi e i nuovi amici, così benevoli, così indulgenti verso di me.
Vogliano essi leggermi con lo stesso animo col quale scrissi, disposti a' puri godimenti dell'arte, che purgano i cuori e li rasserenano. E possa il nuovo anno, questo è l'augurio ch'io fo a loro e a me, purificare ancora i nostri animi e renderci tutti più degni di amarci e di stimarci.
Fin dal 1910, se non erro, avevo divisato di recare in atto il desiderio del Croce, ma tante diverse circostanze della mia vita travagliata mi fecero venir meno alla promessa fatta al Croce, e caldeggiata vivamente da un grande irpino--così affezionato al De Sanctis: ho detto, Enrico Cocchia.
Stavano così le cose, quando nell'autunno del 1915, mi vidi giungere in Monteverde, con la nomina a componente il Comitato Provinciale per le onoranze a Francesco De Sanctis, una viva esortazione dell'amico dott. cav. uff. Camillo D'Alessandro di intraprendere il lavoro promesso. Mi misi all'opera; e, dopo un non breve periodo di ricerche, riuscii a completare le note ed a mettere insieme un'appendice, che è onorata da un bel discorso del Cocchia.
_Credo sia superfluo aggiungere qui altre parole sull'importanza del Viaggio Elettorale, dopo quello che ne ha detto il Villari, poichè a me pare che possa stare utilmente in mano a studenti e ad uomini politici, i quali avrebbero molto da imparare per correggere i nostri costumi politici, come desiderava il grande Critico._
Ma più di tutti avranno da apprendere gl'irpini--giovani ed adulti--, perchè ancora oggi l'ambiente della vita pubblica, specialmente provinciale, risente di quelle grettezze, di quelle piccole lotte campanilistiche e di quelle coalizioni personali, che il De Sanctis analizzò e condannò così recisamente. Molto hanno da apprendere e mettere in pratica i giovani, che sono destinati a rompere le dighe che si frappongono ad ogni progresso, facendo penetrare nel nostro ambiente un'aria più pura, un maggiore rispetto di noi stessi e la necessità di una vita politica, che prescinda dalle gare personali sempre meschine e deplorevoli.
Io ho voluto, perciò, pagare il mio debito di gratitudine al Sommo Irpino ed alla mia terra nativa, dando il mio contributo alla diffusione di questo libro, che ancora oggi conserva la sua freschezza, come nel 1876! Imparino da esso i giovani studenti, (poichè alle scuole è destinato pure questo libro), a servire il proprio paese con quella fede e con quella rettitudine, che informarono costantemente, nella vita pubblica e privata, Francesco De Sanctis!
L'Italia, che, con sì mirabile energia, si è battuta e si batte per l'affermazione dei suoi diritti e per il trionfo della civiltà europea, sappia trarre da queste ultime vicende l'incentivo ad essere unita e concorde nel raggiungimento di quella meta, che dovrà essere la forza e la ragion di essere della Terza Italia.
Sigmundsberberg (Austria), 21 febbraio 1917.
N. B. Nulla ho da mutare a quanto scrivevo nel mio forzato e doloroso esilio, quale ufficiale prigioniero di guerra. I miei voti di allora sono ancora quelli di oggi: che l'elevazione delle coscienze irpine si compia presto!
Da Monteverde (Avellino), 15 Febbraio 1920
Sono tanti anni che non ci vediamo. Ma tu hai sempre serbato un piccolo posticino nel tuo cuore per me e per la mia Marietta[2], e in ogni capo d'anno ci hai mandato una tua letterina. Questa volta mi hai mandato un letterone, e mi dici tante cose, il tuo viaggio in Inghilterra, i tuoi giudizi sulla nostra prosa, e mi parli delle lettere critiche di Bonghi, e mi esponi i tuoi dubbi, e vuoi sapere dal tuo antico maestro, che libri hai a leggere e che indirizzo hai a tenere. Caspita! dissi tre me: Virginia, non le basta esser divenuta una principessa; ora la pretende a letterata, e giudica perfino del Bonghi, e fa un ritratto del suo ingegno e del suo carattere con la sicurezza e la chiarezza della spontaneità femminile. Vedi un po' come va il mondo; Bonghi giudicato da Virginia? E domani toccherà a me, e a tanti altri. Giudizi formidabili quelli di donna, che vanno diritti come l'istinto, a primo getto, a impressione, e spesso più sicuri che i sillogismi fabbricati da' dotti.
Volevo risponderti subito; ma era tempo di elezioni, e posi la tua lettera da parte, e dissi: risponderò dopo. E questo dopo è venuto molto tardi per me; le elezioni erano finite; ma la mia elezione continuava. Vidi contestata la mia elezione nel collegio nativo: gittai un occhio fuggitivo su' verbali, e fiutai molte brutture; avevo caro che la Camera annullasse l'elezione, perchè mi spiaceva dire al mio collegio naturale: rimango deputato di Sansevero. Mi si parlò di un'inchiesta, ed io dissi: No. Questo povero Collegio ha già subite parecchie vergogne: ha subito perfino un'inchiesta giudiziaria[3]; risparmiamogli questa nuova vergogna. La Giunta decretò la rinnovazione del ballottaggio; ed io fui lieto, e dissi: ora vado io là. Parecchi di quei paesi non avevo visto da quaranta anni: altri non avevo visti mai; in alcuni ero passato come corriere; non vi avevo lasciato alcun vestigio di me. Gli elettori dicevano: perchè De Sanctis non viene? perchè non scrive? Egli ci disprezza: e permette che il suo nome diventi coperchio di altri nomi e di altri interessi. Ed io dissi: andrò io là, voglio vedere da presso cosa sono questi elettori, e che specie di lavoro vi si è fatto, e se equivoco c'è, voglio togliere io l'equivoco. E per la prima volta ho fatto un viaggio elettorale.
Tornai ieri ancora commosso. Nella mente mi si volgeva tutta una storia pregna di grandi dolori e di grandi gioie, ricca di osservazioni interessanti; avevo, imparato più in quei paeselli che in molti libri. E dissi: questo non è più storia mia; è storia di tutti, ci s'impara tante cose. È il mondo studiato dal vero e dal vivo e studiato da uno, che sotto i capelli bianchi serba il core giovine e intatto il senso morale e potente la virtù dell'indignazione. Ecco materia viva di una commedia elettorale. E non ne conosco nessuna ancora. Achille Torelli, che mi dialogizza in versi tesi ed antitesi, pensi che arte è natura studiata dalla fantasia e lasci ai mediocri le idee e le tesi. Che bisogno ha il potente Cossa di andarmi a cercare Nerone, o il simpatico Cavallotti di rompere il sonno ad Alcibiade? Si è filosofato e sì politicato in versi, ed ecco la volta degli antiquarii e degli eruditi.
E si discute se Cavallotti ha studiato la storia greca, e se Cossa s'intende di storia romana, e non mancheranno di quelli che vorranno sapere se hanno avuto la loro brava licenza liceale. Abbiamo tanto mondo intorno, vivo, palpabile, parlante, plastico, e vogliamo cercar l'arte ne' cimiteri, e profanare i morti per rifar loro una vita posticcia, mescolanza ibrida del loro e del nostro cervello. Brutto segno, quando si vede l'arte vivere di memorie come i vecchi, e non gustare più la vita che le è intorno, senza fede e senza avvenire.
E pensavo pure: qui non c'è politica, o piuttosto politica c'è, ma è nome senza sostanza, pretesto di altri interessi e di altre passioni. E tanto meglio; la politica spesso guasta, e ti crea una materia artificiale. Qui è un mondo quasi ancora primitivo, rozzo e plebeo, pure illuminato da nobili caratteri e da gente semplice, riprodotto con sincere e vive impressioni da un uomo che andava lì a riconquistare la sua patria.
Allora ho pensato a te, o Virginia. Non so cosa sei divenuta, ignoro la tua vita; sento che in te ci dee essere ancora molto di buono, poi che ti ricordi del tuo vecchio maestro. La Virginia a cui scrivo è quella giovinetta, che mi sta sempre innanzi, con quegli occhi dolci, con quella voce insinuante, a cui l'esule raccontava le sue pene, ricordava la sua patria lontana, e tu commossa mi diceva: Poverino!
Ero da poco in Torino; mi fu offerto il solito sussidio[4]; ed io dissi: no, voglio vivere col mio lavoro. E cercai lavoro.
Domenico Berti[5] mi procurò un posticino in un Istituto[6], lo ricordo con riconoscenza.
Cercai teatro più vasto, feci le mie conferenze sopra Dante, nè posso mai dimenticare i gentili torinesi, che m'incoraggiarono co' loro applausi, e mi rivelarono a me stesso.
E fra le ombre del passato mi sta presente quella stanza di Cavour, dove mi vedevo attorno piuttosto amici che discepoli, voi nobili piemontesi, Einardo Cavour, Luigi Larissè, e Balbo e Maffei.
Anche la tua casa si aperse all'esule, come o quando, non ricordo più. Ma ricordo bene che mi piaceva di leggere a te i miei scritti, che poi presero nome di Saggi Critici, e ricordo che una volta mi chiamasti crudele per il mio giudizio su quella povera Sassernò[7].
Ora che il Direttore di un giornale torinese mi concede ospitalità, tutte queste memorie mi si affollano, ed io mi ripresento a Torino con l'animo di chi risaluta la sua seconda patria.
[1] Virginia Basco, già scolara del De Sanctis a Torino, andò poi sposa al conte Enrico Riccardi di Lantosca, che divenne colonnello di cavalleria e si distinse nella guerra del '59. La «Virginia» cessò di vivere in Torino il 10 giugno 1916. Per maggiori notizie: Cfr. l'articolo di FILIPPO CRISPOLTI «_La contessa Virginia Riccardi di Lantosca Basco_» sul «MOMENTO» di Torino del 12 giugno 1916, e inoltre F. DE SANCTIS: Lettere da Zurigo a Diomede Marvasi, edite da BENEDETTO CROCE, Napoli, Ricciardi, 1914; F. DE SANCTIS: Lettere a Virginia, edite da B. CROCE, Bari, Laterza, 1917.
[2] Maria Testa dei baroni Arenaprimo era figlia di un generale borbonico, già comandante il Distretto Militare di Avellino, devotissimo alla Casa Borbone, mentre la consorte Caterina dei baroni Arenaprimo era donna di alti sentimenti liberali ed amica di Carlo Poerio. Il De Sanctis conobbe la Maria in casa di Pisanelli, e poco dopo si strinsero in un legame indissolubile di affetto. La vedova De Sanctis morì in Napoli il 26 agosto 1906.
[3] Eletto deputato di Lacedonia, nel 1861, il canonico arciprete Antonio Miele, condannato politico e patriota provato, vi fu un'inchiesta giudiziaria, ed una seconda inchiesta vi fu nel 1870, allorchè venne eletto il signor Giuseppe Tozzoli di Calitri contro Saverio Corona di Teora.
The book keeps going
Reading is free forever. Sign up and watch scenes appear while you read.



Scenes Storieta drew for other classics.
New illustrated classics
Once or twice a month: the latest books to get full character casts, scene art, and free comic editions. No account needed.