Storieta
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About this book

Il romanzo di Luciano Zùccoli si presenta come una satira sociale ambientata in un negozio di maglieria di lusso, dove la signora Vittorina Ornavati, abituata a un servizio impeccabile, cerca il suo fidato commesso, il Baganella, per ordinare sete di seta e calze di velluto. L’apertura ci immerge subito nella frenesia del banco, con il direttore che tenta di accontentare la cliente, il giovane Filippeschi che si distingue per la sua eleganza e l’aria di nobile misterioso, e Celso Ornavati, un marito colto ma distratto che fuma sessanta sigarette al giorno e si diletta di aforismi waldiani. Tra scambi di battute, osservazioni sui prezzi e riflessioni sulla natura dei grandi uomini che partono da umili impieghi, la narrazione si dipana in un continuo dialogo di caratteri, senza rivelare ancora la trama principale.

Lo stile di Zùccoli è brillante e ironico, con frasi lunghe e ricche di dettagli che ricordano la prosa del primo Novecento italiano. La voce narrante alterna descrizioni minuziose a digressioni filosofiche, creando un ritmo che cattura chi ama la letteratura d’autore, i ritratti di classe medio‑alta e le osservazioni sociali sottili. È ideale per lettori interessati a racconti di costume, a dialoghi arguti e a una critica velata della borghesia, che apprezzano la fusione di umorismo e riflessione in un contesto storico‑culturale ben delineato.

Characters in La volpe di Sparta

  • Vittorina OrnavatiElegant early‑1900s lady in silk dress, coiffed hair, pearl necklace, poised posture
  • BaganellaYoung male shop assistant, crisp waistcoat, tidy hair, attentive expression, polished shoes
  • Celso OrnavatiMiddle‑aged gentleman with moustache, round spectacles, cigar smoke, tailored suit, thoughtful gaze

The opening · free to read

L'ombra della donna.

Tra i numerosi commessi del grande negozio di maglieria Adolfo Scotti e C., la signora cercava degli occhi il suo commesso di fiducia, il Baganella, che sapeva i gusti, dava buoni consigli, veniva a patti sui prezzi «proprio perchè è Lei», e le faceva trovar tutto a casa o le mandava tutto in villa con esattezza scrupolosa. Ma Vittorina Ornavati non riusciva a vederlo tra quel viavai. Il direttore, abbandonando il banco e la cassa per un istante, le andò incontro con la sollecitudine che meritava una cliente di sì grande importanza, e salutò lei e suo marito, sorridendole con discrezione.

--Cerca del Baganella, signora Ornavati? È in licenza per un mese; stava poco bene.... Ma le indicherò un altro giovane di cui sarà contenta....

--O Celso, il Baganella sta poco bene!--disse Vittorina con voce dolente a suo marito.

--Chi?--rispose Celso Ornavati.--Ah, mi dispiace! Speriamo che guarisca....

Egli non sapeva chi fosse quel Baganella; fumava la sigaretta, guardando una giovane troppo elegante che comperava maglie di seta troppo fini.... Ma dal momento che non stava bene, era giusto augurargli di guarire; se poi non fosse guarito, sarebbe stato lo stesso. Celso Ornavati era gentile e distratto: si dilettava di pittura, di musica, di letteratura, di filosofia, con la misura giusta per non riuscire a nulla, e fumava sessanta sigarette al giorno. Quel giorno aveva letto in treno, accompagnando Vittorina dalla villa in città, gli aforismi di Oscar Wilde; ed era in cerca di aforismi egli pure per provarcisi.

--Mi aspetti?--riprese Vittorina, mentre seguiva il direttore.--Non starò molto.

Celso prese la sedia che gli offriva un commesso e sedette quasi alle spalle della giovane troppo elegante, per foggiare un aforisma su di lei.... La donna.... La serietà della donna mentre guarda una maglia di seta.... Non toccate la donna che entra in un negozio.... Il denaro dell'uomo che si tramuta in una maglia.... Nulla di nuovo in coteste osservazioni: bisognava inventar qualche cosa di veramente paradossale; per esempio.... Ma fu interrotto da un movimento della giovine, che sentendosi guardata, si drizzò sul busto e respirò dolcemente.... «Nel fondo d'ogni umana vicenda, voi trovate il malinteso....» Celso Ornavati era giunto a questo aforisma, perchè aveva pensato che la giovane, non avendolo visto entrare con Vittorina, lo credeva solo. Ma non gli parve degno di stampa; qualche cosa di simile era già stato detto.

All'estremità del banco, in piedi, a braccia incrociate, chiuso in una redingote irreprensibile, guardando gli altri, stava un commesso alto e biondo; a lui il direttore condusse Vittorina e gliela affidò, dicendogli:

--La signora Ornavati: una cliente di gran conto, Filippeschi!

Poi, fatto un nuovo inchino alla signora, si allontanò.

A Vittorina parve subito molto singolare quel commesso, che aveva polsini e solino candidissimi, e una cravatta nera, il cui nodo avrebbe destato l'invidia di Giorgio Brummel. Nel profilo di lui, negli occhi cilestri, nella linea della bocca, nella forma delle mani, vide qualche cosa d'indefinibile, che veniva dall'educazione o dalla razza. Il suo buon Baganella era uomo semplice e cortese, paziente ed esperto, una brava macchina da lavoro, un ampio casellario di merce, e null'altro. Colui che il direttore aveva chiamato Filippeschi era un giovane elegante: Vittorina lo avrebbe preso per marito senza batter ciglio, anzi con un poco di timore, perchè le sembrava molto più serio, nonostante gli aforismi, che il suo Celso.

--Non saprà nulla!---pensò con disagio.

Invece sapeva tutto: era pratico di seta e di lana e di cotone e delle specie e sottospecie e dei prezzi e dei nomi e delle scatole; ascoltava e obbediva; esprimeva, se richiesto, il suo parere; sapeva avvolgere nella carta dodici paia di calze e farne un pacchetto maneggevole; giudicava con sicurezza i colori e la durata. Aveva anche le sue clienti, come il Baganella; alcune signore entrando e passando dietro Vittorina lo avevano salutato con un sorriso o un lieve cenno del capo....

Donde era piovuto?... Vittorina si sentiva, a mano a mano che le sue compere s'accatastavano sul banco, diventare infedele al bravo Baganella: se non fossero state quelle mani lunghe senz'anelli che scivolavano sulla seta come sopra la tastiera d'un piano, e quel nodo di cravatta e quella bellissima redingote, infine se non fossero state le caratteristiche esteriori del giovane, che in un commesso la infastidivano, avrebbe finito col preferire al povero Baganella quel Filippeschi dai polsini candidissimi.

--Mi faccia mandare tutto in villa!--disse Vittorina, alzandosi e staccandosi dal banco.--Ma al più presto, la prego....

--Oggi stesso, fra un'ora,--rispose il Filippeschi inchinandosi.

Vittorina s'avviò, poi si fermò d'un tratto.

--Lei non sa il mio indirizzo,---osservò con uno sguardo al commesso che la seguiva per accompagnarla fino alla soglia.

--Non importa, signora!--rispose il Filippeschi.

La signora si morse le labbra.... Che sciocca!... Aveva ragione il commesso: l'indirizzo l'avrebbe trovato al banco, presso il direttore.... Non era una cliente di gran conto? Non comperava presso Adolfo Scotti e C. da quattro anni all'incirca?

--Celso,---disse, avvicinandosi a suo marito.--Io sono pronta. Non comperi nulla tu?...

Celso, un po' inclinato innanzi, discorreva dalla sua sedia con un fox terrier, che seduto sopra una sedia vicina, rimaneva immobile, superbo di un collare di cuoio rosso coi campanelli dorati, guardando disdegnoso quel signore che non aveva mai visto.

--Io?--disse Celso alzandosi e mettendo fine con un lieve saluto dell'indice alla conversazione.--Sì, calze di seta....

Il Filippeschi ritornò al banco, e mentre gli andava dietro, Celso mormorò a sua moglie:

--Non si scherza! È un vero gentleman, come non se ne vedono che a Londra, il tuo Baganella!...

--Ma non è il Baganella!--corresse Vittorina.--È un nuovo, che fa il commesso per ridere....

--Per ridere?--esclamò Celso.--Non mi darà delle calze rattoppate?

Sul banco eran già allineate le scatole di cartone bianco: la sigaretta tra l'indice e il medio della destra, Celso fece la scelta d'alcune paia di calze, poi si stancò e disse al Filippeschi:

--Insomma, ha capito. Me ne mandi una dozzina.... Posso fidarmi di lei?

--Credo;--rispose il giovane sorridendo.

--Allora, con la roba che manderà a mia moglie.... E grazie....

Ma fu interrotto dalla voce di una signora, che presso di lui diceva al direttore:

--Non ho fretta, non ho fretta.... Quando il conte avrà finito....

Celso si rivolse, e vide una piccola bruna, che parlando del conte accennava con gli occhi al Filippeschi; e questi ebbe sul viso un'ombra fugace, subito dissimulata dalla maschera di un sorriso gentile.

--Hai capito?... È un conte!---disse Celso a sua moglie, mentre s'avviava con lei, dopo aver salutato il Filippeschi.--Ho buon naso io.... Non bisogna mai disperare.... Un'ora fa sarei morto senz'aver veduto un conte che vende le calze. Che cosa mi riserba il buon Dio per questa sera?

--Auf, quanto sei uggioso con le tue divagazioni!--osservò Vittorina.

E presso alla soglia, chiese al direttore:

--È davvero un conte quel nuovo commesso?

--Il conte Folco Filippeschi; ma egli desidera non si sappia o almeno non si dica troppo,--rispose il direttore.--La signora Galassi, che ha scoperto il segreto, non sa tacere....

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