
Public-domain ebook
L'amore che torna: Romanzo
Language: it6,462 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Romanzi·Romance·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #38720.

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Il romanzo si apre con una scena intima e quasi teatrale: una donna entra sotto l’arco di una tenda, avvolta in un velluto fosco, e interroga il protagonista, Germano, sul suo stato di veglia. Il dialogo, ricco di domande ripetute e di scambi di battute velate di ironia, si svolge accanto al fuoco, tra libri, sigarette e tazze di tè. Il ritmo è scandito da pause, sguardi e piccoli gesti – la scelta di una rosa pallida, il gesto di accendere una sigaretta – che delineano un’atmosfera di attesa e di tensione emotiva. Già nei primi capitoli emergono temi di memoria, desiderio e la difficoltà di distinguere tra verità e finzione, senza rivelare ancora la trama completa.
La voce narrativa è elegante e ricca di descrizioni sensoriali, tipica della prosa italiana di fine Ottocento‑inizio Novecento. Lo stile combina dialoghi vivaci a riflessioni filosofiche, con un linguaggio che alterna il colloquiale al lirico. Chi apprezza i romanzi di introspezione psicologica, le conversazioni di classe alta e le ambientazioni raffinate troverà piacevole immergersi in questo racconto, dove l’amore, l’amicizia e la nostalgia si intrecciano in un delicato gioco di parole e silenzi.
The opening · free to read
«Placet, si vis Domine»
-- Dormite? -- ella domandò, piano, entrando sotto l'arco della tenda che l'avviluppava in sè come un mantello d'antico e fosco velluto. Avevo inteso il rumore de' suoi passi nell'altra stanza, il fruscìo della sua gonna sul tappeto, ma fingevo di sonnecchiare davanti al caminetto, con un libro aperto su le ginocchia.
-- Dormite? -- ella ripetè, avvicinandosi e protendendo il capo, quasi per meglio discernermi nella semioscurità della stanza.
-- No, stavo pensando, -- le risposi con una voce rapida, che a mio malgrado tradiva l'impazienza di averla così a lungo attesa.
Bella e ridente nella luce irrequieta della fiamma:
-- Ebbene -- domandò -- non mi dite nulla? non mi salutate neppure?
-- Vi aspettavo per le quattro e mezzo; ora sono le sei... Veramente mi pare un po' tardi!
-- Allora me ne torno via... -- E fece ridendo l'atto di volgersi; poi soggiunse:
-- Dunque, siete sempre in collera?
-- Con voi non mi riesce! Solo, durante le attese, medito, e quando medito mi assale a poco a poco l'esasperazione.
-- Già, voi avete un carattere bizzarro! Ascoltatemi: ora vi spiegherò.
-- A che serve? Mi sarebbe così difficile credervi!
-- Ed avreste torto, -- ella rispose tranquillamente. -- Se volessi mentirvi, saprei anche mentirvi bene.
-- Oh... davvero?
-- Forse ne dubitate? Noi donne ci confondiamo più facilmente nel dire la verità.
-- Quand'è così, -- feci -- spiegatevi pure.
-- Permettete che mi sieda? -- ella domandò in tono di celia.
-- Ve ne prego.
-- E che mi tolga la pelliccia? i guanti? il cappello?
-- Ve ne prego, -- ripetei con la stessa urbanità.
-- E che vi chieda un bacio? un bacio su la punta delle dita?
Mi tese una piccola mano, senz'anelli, con l'unghie rosee, finemente curate, ove le mie labbra indugiarono con voluttà, poich'era tepida e morbida come una soave piuma.
-- Ecco, -- ella fece, sedendo presso il caminetto e ravviando i suoi capelli, d'un bel colore d'oro e di bronzo antico, fusi per comporre insieme una maravigliosa luce, -- ecco: vi aspetterete chissà quale confessione, chissà quale complicatissima storia... Invece una causa molto semplice: avevo dimenticato. Leggevo anch'io, vicino al fuoco, un libro molto bello, e mi ricordai dell'ora solo quando fu, come voi dite, un poco tardi.
Mi guardò col suo riso impertinente, in cui erano tutte le grazie e tutte le insensibilità.
Una pausa lunga; ella si leva, guarda i fiori che stanno in un grande vaso d'argento e trascolorano al riverbero del fuoco, sceglie una pallida rosa e la pone alla sua cintura. Io accendo una sigaretta, la decima forse dalle quattro e mezzo in poi; Ludovico reca il vassoio del tè: ci sediamo entrambi, aspirando il vaporoso aroma della bevanda profumata.
-- Dunque, -- riprendo con indifferenza, -- avete letto molto a lungo? E certo un libro attraentissimo, un libro strano, perchè voi amate soltanto le cose strane...
-- Non sempre, qualche volta, anche le tristi.
-- Allora, oggi, un libro triste?
-- Sì: «_Le roman d'un spahi_», del Loti. Era l'unico libro suo che non avessi ancor letto.
-- Vi piace Loti?
-- Molto; perchè ne' suoi libri mi rassomiglia un poco; sente cioè tutte le cose con un'anima che non è sua, ma che gli appartiene e che sa far comprendere come se fosse la sua.
-- E questa seconda anima cosa sarebbe, in voi ed in lui?
-- Oh Dio, è ben difficile a definirsi! Un misto d'ingegno e di fantasia, d'indifferenza e di sensibilità, di superficiale e di profondo, di curioso e d'inutile.
-- È vero; per Loti è vero. Per voi, non so... perchè non vi conosco.
-- Ah?... ricominciate le indagini solite?
-- No, me ne guardo bene. Mi avete già data una risposta la quale vieta ogni ulteriore commento. Mi avete detto: «La mia vita passata non vi appartiene, come non appartiene a me sola... dunque non insistete, perchè inevitabilmente vi mentirei.» Questa frase risolve tutto; non insisto più.
-- Ed è forse meglio per entrambi. Vi ho detta la verità fino al segno cui potevo giungere: non chiedetemi oltre. A me riesce più facile inventare una fiaba che risolvermi ad una confessione, perchè non amo intrusi nella mia vita intima ed inoltre ho più fantasia che memoria... Perdonatemi, la colpa non è mia!
Tutto questo ella diceva con indefinibile grazia, in una lingua straniera che usava con familiarità, sebbene vi risuonasse talvolta l'accento natìo, come in tutta la sua persona era segnato, puro e splendido, il tipo della sua terra ungherese.
-- Via, Germano, -- ella seguitò con maggiore dolcezza -- perchè tormentarci? Perchè mi lascerete partire con un triste ricordo?
-- Partire? -- l'interruppi vivamente. -- Ieri mi avevate quasi promesso che...
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