
Public-domain ebook
Lucrezia Borgia secondo documenti e carteggi del tempo
Language: it737 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Biografie·Biographies·History - European
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #62773.

Public-domain ebook
Language: it737 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Biografie·Biographies·History - European
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #62773.
The opening · free to read
A dedicarle questo scritto mi mossero non solo eventi storici trattati in esso, ma altresì personali relazioni. Ed a Lei è piaciuto accogliere gentilmente ambo i motivi.
In questo libro Ella vedrà comparire antenati dell'antica e celebre casa sua, ma non in prospera luce. I Borgia sono stati nemici capitali dei Gaetani. E gran mercè per costoro, se schivarono quella rovina, che Alessandro VI e il suo formidabile figliuolo avevan loro giurata. Sermoneta con tutti i vistosi beni, appartenuti da tempo antichissimo alla casa Gaetani, furon dai Borgia rapiti. E per mano degli stessi gli avi suoi ebbero morte o dovettero prendere la via dell'esilio. Signora di Sermoneta divenne Donna Lucrezia. E poscia il figliuolo di lei, Rodrigo d'Aragona, fu, come Duca, investito delle possessioni dei Gaetani.
Da quel tempo sono oramai trascorsi secoli; ond'Ella può perdonare le prepotenti manomissioni de' diritti della Casa sua ad una donna bella e sventurata. Già la Bolla di Giulio II, ch'Ella, anche per riguardo alla perfezione calligrafica, serba qual gioiello nell'Archivio della famiglia, valse a ricostituir ben presto la casa dei Gaetani. E da quel tempo questa conservò sempre il retaggio de' padri gloriosi. E si deve poi a Lei, se gli aviti possedimenti, grazie ad un governo esemplare, siano oggidì tornati di nuovo in fiore.
Il persistere delle tradizioni storiche rispetto alle cose e agli uomini esercita in Roma indicibile attrattiva su tutti i cultori della storia. Su me ha in particolar modo avuto influenza potentissima l'osservare come perdurino caratteri proprii di un passato storico in famiglie romane antichissime, ma che tuttora sussistono, che ancora oggi sono vegete e floride; e l'aver potuto entrare con queste in personali relazioni. I Colonna, gli Orsini e i Gaetani si mostraron meco sempre benevoli. E sempre queste tre celeberrime famiglie mi furono larghe di ogni desiderabile agevolezza. Ed Ella, signor Duca, fu primo in Roma ad aprirmi senza riserva gli archivii della Casa sua. Poi per lunghi anni Don Vincenzo Colonna, del quale serberò eterna memoria, mi concesse pari favore, sino a che l'onorando vegliardo non morì nel Castello di Marino.
I Gaetani, gli Orsini e i Colonna s'erano ritirati da un pezzo dal teatro della storia di Roma. I primi anzi se ne allontanarono molto più presto degli altri. Venne però giorno, in cui Ella, illustre Duca, doveva far rientrare la sua antica stirpe nella storia della città. Fu il giorno, per quella il più onorevole, che, caduto il secolare dominio del Papato, Ella, a capo del Governo cittadino, depose nelle mani di Re Vittorio Emanuele, a Firenze, l'atto di dedizione del popolo romano. Momento memorando, che chiuse per sempre un lungo periodo della vita della città, iniziandone uno novello! Esso vivrà eterno nella storia de' Gaetani accoppiato al nome suo, e renderà quest'ultimo indelebile dalla memoria de' Romani.
Di quell'avvenimento in Roma io non fui testimone. Pure, parlandone, mi torna in mente tutto quel moto e quella progressiva attività pubblica e privata, alla quale mi fu dato assistere per lunga serie d'anni. Devo a Lei e alla liberale Casa sua l'esser rimasto per sì gran tempo nel più vivo contatto con la storia di Roma. E di tutte le relazioni, che ebbi l'onore di stabilire con insigni famiglie d'Italia, quelle che alla sua mi legano, sono, senza dubbio, le più antiche e le più personali.
Vidi già venir su i suoi nobili figliuoli; e veggo ora con gioia la schiera de' piccoli nipoti, che intorno a Lei, nuovo fondatore della famiglia, comincia a crescere rigogliosa. Possano prosperare, e perpetuare ancora per lunga e felice età la sua antichissima schiatta, e nel più lontano avvenire arricchirla ancora di geste e nomi d'uomini e donne nobili e famosi.
Con tali voti Le offro questo scritto ornato del nome suo. So che Ella lo accoglierà con bontà, che non sarà da meno dell'animo semplice e senza pretensione, col quale io glielo presento. In verità io intendo dare per esso un segno da me desiderato alla casa Gaetani; segno di riconoscente ricordanza, di profonda venerazione per Lei, di devozione grande che mai sempre mi legherà all'illustre famiglia sua.
Roma, 9 marzo 1874.
GREGOROVIUS.
INTRODUZIONE.
Lucrezia Borgia è la figura della più sciagurata delle donne nella storia moderna. È forse tale, perchè fu insieme la più colpevole? Ovvero le tocca soltanto portare il peso dell'esecrazione, che il mondo per errore le ha inflitto? Perchè il mondo, in verità, si diletta dello spettacolo di virtù e di colpe in persone tipiche, appartengano esse al mito o alla storia.
Quelle domande aspettano ancora una risposta.
I Borgia stimoleranno per lungo tempo lo storico e lo psicologo alla ricerca. Un amico di molto ingegno mi domandava un giorno, come accadesse che tutto quanto si riferisce ad Alessandro VI e a Cesare e a Lucrezia Borgia, e ogni fatto della vita loro e ogni lettera nuovamente scoperta dell'uno o dell'altro di essi, ecciti la curiosità nostra più vivamente che non facciano simili cose rispetto ad altri individui, storicamente anche più importanti. Io non conosco spiegazione migliore di questa: la Chiesa di Cristo è pe' Borgia il loro fondo stabile; su questo sorgono e crescono; su questo si mantengono; e l'acuta opposizione della natura loro col concetto del santo gl'impronta di un carattere demoniaco. I Borgia sono la satira di una forma o di un concetto grande del mondo ecclesiastico, che essi abbattono o negano. Le basi, sulle quali s'elevano le loro figure, spiccano in alto, e i visi loro sono pur sempre tocchi dalla luce dell'ideale cristiano. Mediante questa noi li vediamo e riconosciamo. L'impressione morale delle azioni loro a noi non giunge che attraverso quel mezzo, tutto penetrato di concetti religiosi. Senza ciò, i Borgia, posti in loco profano, scenderebbero al livello di molti altri uomini della stessa tempra, e presto finirebbero per essere non più che singoli nomi di una grande classe.
Di Alessandro VI e di Cesare v'è una storia: di Lucrezia Borgia invece abbiamo appena qualcosa più di una leggenda. E, stando a questa, essa non è che una Menade, l'ampollina del veleno in una mano, nell'altra il pugnale: una Furia, con insieme i lineamenti belli e dolcissimi di una Grazia.
Vittor Hugo l'ha rappresentata qual mostro morale. E, come tale, fa ancora oggidì il giro de' teatri d'Europa. E così pure la concepisce tuttora l'immaginazione degli uomini in generale. Chi ami la vera poesia condannerà, come un grottesco traviamento dell'arte poetica, la Lucrezia Borgia, il dramma mostruoso del romantico poeta. Quanto poi al conoscitore della storia, questi, di certo, potrà sorriderne, non senza, per altro, scusare al tempo stesso lo spiritoso poeta della ignoranza e della credulità di lui ad una tradizione ammessa dal Guicciardini in poi.
Il Roscoe aveva già posto in dubbio siffatta tradizione e tentato confutarla. L'apologia scritta da lui venne dagl'italiani, per amor di patria, accolta con grato animo. E fra loro stessi s'è andato propagando negl'ultimi tempi un moto di reazione contro quella comune maniera di rappresentarsi la Lucrezia.
La miglior critica della leggenda non poteva esser fatta che ne' luoghi, ove sussiste il più gran numero di memorie e documenti relativi alla vita di lei: Roma e Ferrara; poi Modena e Mantova, ove trovasi nell'una l'Archivio degli Este, nell'altra quello dei Gonzaga. Alcuni scritti d'occasione mostrarono, che la questione sollevata continuava ad essere dibattuta ed esigeva una soluzione.
Ai tempi nostri scriveva primieramente di nuovo la storia de' Borgia Domenico Cerri nel suo: Borgia, ossia Alessandro VI papa, e i suoi contemporanei, Torino, 1858. Un anno dopo, Bernardo Gatti pubblicava in Milano le lettere di Lucrezia al Bembo. Nel 1866 il marchese G. Campori di Modena diè nel fascicolo di settembre della Nuova Antologia un breve scritto: Una vittima della storia — Lucrezia Borgia. E nel 1867 venne alla luce quello di monsignor Antonelli ferrarese: Lucrezia Borgia in Ferrara, sposa a Don Alfonso d'Este — Memorie storiche. Ed un altro opuscolo: Lucrezia Borgia duchessa di Ferrara, Milano, 1869, fu quindi pubblicato da Giovanni Zucchetti di Mantova. Intendimento di tutti questi autori fu di schiarire storicamente la leggenda di Lucrezia, e di fare un'apologia della sventurata donna.
Anche altri non Italiani, sopra tutto Francesi e Inglesi, cooperarono all'intento medesimo. Armando Baschet, al quale dobbiamo alcune meritevoli pubblicazioni diplomatiche, annunziava nel suo Aldo Manuzio, Lettres et Documents, 1475-1515, Venezia, 1867, che da anni preparava un'opera sulla vita di madonna Lucrezia Borgia, e che all'uopo aveva raccolto grande copia di documenti. Sciaguratamente il lavoro di codesto esimio conoscitore di parecchi Archivii d'Italia non è sin qui apparso; cosa che per mia parte deploro, senza però rinunziare alla speranza che il Baschet sciolga un giorno la sua promessa.
Frattanto vedeva la luce a Londra nel 1869 un libro, il primo abbastanza esteso, sull'argomento: Lucrezia Borgia Duchess of Ferrara, a Biography illustrated by rare and unpublished documents, di Guglielmo Gilbert. Disgraziatamente il manco di scienza e di metodo diminuisce il valore di questo libro, utile, del resto, che, come discendente inglese del libro del Roscoe, richiamò su di sè una certa attenzione.
Il torrente delle apologie, fatto oramai fiumana, produsse in Francia una delle più architettate manipolazioni che siano mai sbocciate nel campo della letteratura storica. L'Ollivier, un Domenicano, pubblicò nel 1870 la prima parte di un libro: Le pape Alexandre VI et les Borgia. È l'estremo opposto fantastico del dramma di Vittor Hugo. L'Hugo maltrattò la storia a fin di ottenere un mostruoso morale per l'effetto scenico; non la falsò meno l'Ollivier con l'intenzione contraria affatto. Se non che i tempi, in che i frati Domenicani imponevano al mondo i loro favolosi libri storici, ormai non è più possibile ripristinare. Il ridicolo romanzo dell'Ollivier fu senza tregua confutato sin da' più rigidi rappresentanti della Chiesa: primieramente dal Malagne nella Revue des questions historiques (Parigi, aprile 1871 e gennaio 1872); poi dalla Civiltà Cattolica, giornale della Compagnia di Gesù. Questa pubblicò il 15 marzo 1873 un articolo, nel quale l'autore abbandona la difesa del carattere morale di Alessandro VI, come quello che non è più dato poter salvare in presenza di documenti indubitabili.
L'articolo si fondava sul Saggio di Albero genealogico e di Memorie su la famiglia Borgia, specialmente in relazione a Ferrara, quivi pubblicato nel 1872 da L. N. Cittadella, Bibliotecario della Comunale di quella città. Il Saggio segnò notevole progresso ne' modi di schiarire la storia della famiglia Borgia, abbenchè non potesse essere scevro d'errori.
Sullo scorcio del 1872 mi posi anch'io nella serie degli scrittori enumerati. Dopochè nel 1870 fu apparso il volume della mia Geschichte der Stadt Rom im Mittelalter, che comprende i tempi di Alessandro VI, volli io pure portare il mio contributo romano alla storia dei Borgia. Nelle ricerche da me fatte negli Archivii d'Italia ero già venuto in possesso di molti documenti relativi ai Borgia. Ma non tutto potei mettere a profitto nella Storia della città di Roma. Epperò mi proposi impiegare il prezioso materiale in una monografia, che poteva avere per soggetto principale Cesare o la sorella.
The book keeps going
Reading is free forever. Sign up and watch scenes appear while you read.



Scenes Storieta drew for other classics.
New illustrated classics
Once or twice a month: the latest books to get full character casts, scene art, and free comic editions. No account needed.