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Libro bizzarro
Language: it311 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Umorismo·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #18088.
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The opening · free to read
L'isola di Micomar è poco nota agli Europei. I superbi navigli che tre volte all'anno compiono il giro dei due mari di Azimorra e di Gengiva, è ben raro che si accostino al porto di Carina, per sbarcarvi qualche viaggiatore. Carina, come ognun può vedere nel primo Dizionario che gli capiti tra le mani, è la capitale dell'isola. Le sue belle e candide mura di alabastro si innalzano maestose ai piedi del Monte Récor, laddove il Penémore, quel superbo fiume che all'ora del tramonto sembra ancora rosseggiare del sangue dei Polluteri trucidati dal barbaro Nabicondo, si getta fragorosamente nel mare. L'isola di Micomar, perciò appunto che pochissimi viaggiatori Europei si degnano visitarla, conserva l'impronta originale e caratteristica che aveva, due secoli or fanno, ai tempi del buon Re Vidocarta. Gli uomini vi crescono sani e vigorosi; le donne vincono in bellezza i più simpatici tipi ideati dai nostri pittori insigni. Grazie alle sane istituzioni, ai rigori delle leggi, e diciamolo pure, agli istinti ingeniti della buona razza Caldosemina, regna nell'isola una semplicità e morigeratezza di costumi che a noi, cresciuti nel brago della corruzione europea, parrebbe quasi ridicola. Basti dire che da circa trecento anni non si è mai constatato che dentro le mura di Carina avvenisse un solo crimine di adulterio. A mantenere inviolata la fedeltà dei talami concorrono, oltre alla già accennata bonomia degli istinti individuali, le saggie e veramente ammirabili istituzioni del paese. Mentre il matrimonio rappresenta ancora sul continente Europeo una mostruosità sociale non d'altro feconda che di abbominazioni e di delitti, qui all'incontro, grazie alla sapienza delle leggi ed alle consuetudini scrupolosamente osservate dagli isolani, il consorzio coniugale significa un ambiente di moralità e di benessere, la realizzazione di ciò che l'uomo e la donna possono ideare di più sereno in fatto di felicità domestica.
Le provvide leggi relative al matrimonio vennero promulgate nell'isola di Micomar sotto il regno pacifico di Semedamore, un Re filosofo, vissuto ai tempi di Salomone. Si vuole che i due sovrani abbiano sostenuto in quelle epoche da noi remote una fiera polemica sovra il tema delicatissimo della pluralità delle mogli. Semedamore, che al pari del suo regal cugino Salomone aveva fatto delle esperienze estenuanti sovra parecchie miliaja di concubine, concluse formulando in stile alquanto barbaro il concetto: «_bastare all'uomo una sola donna, bastare alla donna un solo uomo, purchè l'uomo sia uomo, e la donna sia donna._» Quel saggio Re, proscrivendo da' suoi stati il concubinato e imponendo l'obbligo del matrimonio a tutti i suoi sudditi, si avvisò innanzi tutto di provvedere alla idoneità fisica dei mariti ed alla idoneità morale delle mogli. Partendo da tali principii, quel saggio fra i Re ottenne, ora fanno cinquemila anni all'incirca, di sciogliere un problema, intorno al quale oggidì si spendono infruttuosamente nei paesi dell'Europa civile tante pagine di libri e tante declamazioni da teatro.
Venendo a Carina, io recava meco una lettera commendatizia del barone di Granfort all'indirizzo di uno dei più ricchi commercianti della capitale, il signor De-Tonnalli Core-di-perla. Fra le molte, singolarissime costumanze di questo avventurato paese, vi è pur quella che a ciascun capo di famiglia è concesso, previo consenso ottenuto dagli Anziani, di mutare il proprio cognome. Tale concessione viene accordata specialmente a coloro, i quali si illustrano per qualche azione generosa, ovvero coi traffici, colle opere dell'ingegno, riescono ad emergere e a collocarsi in una posizione elevata. Bellissima costumanza mi sembra poi quella che i nomi personali vengano, come si usa qui, derivati da qualche dote caratteristica dell'individuo. Il nome personale vien dato ai fanciulli d'ambo i sessi appena sieno entrati nell'anno decimoterzo. I parenti, gli amici di famiglia si adunano a fratellevole banchetto. Il fanciullo siede in capo della tavola sovra uno sgabello elevato; parla, ride, canta, gesticola, mette in evidenza, durante e dopo il banchetto, tutte le sue doti fisiche e intellettuali--quindi, i parenti e gli amici si ritirano, discutono, qualche volta si accapigliano; ma alla fine, il nome vien messo ai voti e imposto al fanciullo tra i brindisi, i canti e le danze, che durano ordinariamente fino allo spuntar del mattino.
Presentandomi al signor De-Tonnalli, ebbi da lui una accoglienza, la quale giustificava il bel nome di Core-di-perla che i parenti gli avevano conferito.
--Ella vorrà scusarmi, mi disse con schiettissimo accento, se l'ho fatto attendere dieci minuti. Oggi, mio figlio Gal-di-fuoco deve intraprendere il suo giro di nozze.... Partirà verso le dieci.... ed io debbo......
--Non la si disturbi per me--gli risposi--io andrò intanto a vedere qualche monumento della città....
--Ma no!--disse il mio buon ospite stringendomi la mano per trattenermi; desidero che prima Ella veda mio figlio......
--Sarò lietissimo di augurare a lui ed alla sua sposa il buon viaggio......
Il signor De-Tonnalli sorrise.
--Ella prende equivoco, ovvero io non mi sono spiegato chiaramente, mi disse. Mio figlio intraprende oggi il suo giro di nozze, vale a dire.... (ma sicuro! Ella non conosce gli usi dell'isola). Gallo-di-fuoco ha compiuto il ventitreesimo anno, ed essendo jeri uscito vittorioso dalle prove sessuali imposte dalle nostre leggi, oggi, in compagnia del suo precettore, visiterà le principali famiglie della città per vedere se qualche bella, e savia, e brava fanciulla voglia fargli delle serie proposte. Oh! io non dubito dell'esito... Gallo-di-fuoco è un bel ragazzo.... e poi.... ha dello spirito.... e poi... Ma forse l'amor di padre mi illude... Ella stessa potrà giudicare..... e fare dei pronostici....» Inquel punto, una porta si aperse, e Gal-di-fuoco entrò nella sala al braccio di un ometto di cinquant'anni all'incirca, che era, affrettiamoci a dirlo, il suo precettore.
Gal-di-fuoco mi piacque di primo aspetto.--Era un bel giovane e un'anima ardente--il nome lo ritraeva fisicamente e moralmente. Dopo breve scambio di parole: io debbo uscire, mi disse, debbo andar in volta per la città, e visitare parecchie case per uno scopo (a tal punto le sue guancie che non potevano divenir più rosse, impallidirono di pudor verginale).--Il signore è già informato di tutto, interruppe il De-Tonnalli, vedendo l'imbarazzo del figlio--noi ti aspetteremo.... e credo non indugierai molto a tornare...
--Se al signore non dispiacesse, riprese Gal-di-fuoco volgendosi a me col suo fare più schietto ed ingenuo; se non le spiacesse accompagnarmi in questa breve escursione ch'io vado ad intraprendere, io gliene sarei gratissimo. L'averla a compagno mi darebbe coraggio.... E sebbene in ogni cosa io mi sia sempre affidato alla saggezza del mio ottimo precettore qui presente, pure io ritengo che in questo caso due consiglieri gioveranno meglio che uno.--Dunque: vorrebbe Ella accompagnarmi?
Non mi feci replicare l'invito. Io desiderava troppo di conoscere i costumi del paese, per non profittare della bella occasione che mi veniva offerta. Il precettore parve alquanto turbato; ma io mi affrettai a rabbonirlo con quelle dimostrazioni di deferenza e di rispetto che soddisfano tanto all'amor proprio degli uomini di tal specie. Quel precettore si chiamava Spugna-di-Senno--e ben presto, interrogandolo su vari argomenti, dovetti convincermi che al paragone di lui io non era che un sublime ignorante europeo.
Di là a pochi istanti io prendeva congedo dal signor De-Tonnalli e salivo con Gal-di-fuoco e Spugna-di-Senno in un magnifico carrozzone per far il giro della città.
Non s'era percorso mezzo chilometro di via, quando Spugna-di-Senno, dopo aver consultato un almanacco sul quale erano iscritte le famiglie più cospicue di Carina, ordinò al cocchiere di arrestare i cavalli. Gal-di-fuoco trasalì.
--Comincieremo, disse il savio precettore, dal visitare le famiglie più ricche; e che Dio faccia in seno di queste si trovi l'oggetto simpatico e consenziente! La ricchezza è un bene caduco, ma pure non guasta la felicità dell'imeneo.
--Illustre Spugna-di-Senno, sono anch'io del vostro avviso--risposi, dandogli il braccio per ajutarlo a discendere dal carrozzone.--Gal-di-fuoco non badava ai nostri discorsi. Egli si era slanciato negli atri del palazzo e il suo naso protuberante pareva fiutasse gli intimi appartamenti. Entrammo nella sala terrena che dava sul giardino. Spugna-di-Senno presentò una carta al maggiordomo. Questi lanciò una occhiata furbesca su Gal-di-fuoco e poi disse: vado subito ad avvertire madama e le due signorine.
Io chiesi al precettore: sarebbe, Vostra Sapienza, tanto cortese da dirmi il cognome dei proprietarii di questa casa?
--I proprietari di questa casa, rispose Spugna-di-Senno, discendono dalla illustre prosapia dei Batti-l'-oro. Debbo però avvertirvi che nell'isola nostra voi passereste per uomo di cattivo gusto chiamando le persone col cognome collettivo di famiglia. Gli abitanti di questo paese ci tengono assai al loro nome personale, il quale ritrae, come forse vi è noto, le qualità più spiccate di ciascun individuo. A tal punto, il maggiordomo ricomparve sulla porta del salotto ed annunziò seccamente l'arrivo di Alba-di-maggio.
Era una donna di quarant'anni all'incirca, assai florida e bella. Gallo-di-fuoco al vederla spiccò due salti per farsele incontro, ma il precettore lo trattenne per un braccio.
Alba-di-maggio vide e comprese--e volgendosi amabilmente a Gallo-di-fuoco: le prometto, disse sorridendo, che le mie figlie non si faranno attendere lungamente.
--Le sue figlie!--esclamò il giovane arretrando--ma io mi ero quasi innamorato della madre.... Ah! è pur bella, è pur seducente questa Alba-di-maggio!
Il fruscìo di una veste di seta attrasse nuovamente i nostri sguardi verso la porta, e una giovinetta leggiadrissima si fece innanzi salutandoci tutti quanti con spigliatezza elegante.
--Ecco la mia figlia più adulta, sclamò Alba-di-maggio. Il di lei nome...
--Vediamo un po' se questo bel signore è capace di indovinarlo! interruppe la giovinetta indirizzandosi a Gallo-di-fuoco che stavolta avea fatto quattro giri di piroetta per dissimulare la propria emozione.--Per agevolarvi un tal compito, vi dirò che il mio nome riproduce un tratto caratteristico del mio volto.... dunque, fissatemi gli occhi in viso... e poi... dite...!
--Il vostro nome, riprese Gallo-di-fuoco al colmo della emozione, non può esser che Occhio-di-Anémone... ovvero...
--Abbasso _l'ovvero!_--gridò la fanciulla battendo le palme--avete colto nel segno di primo tratto... Io mi chiamo Occhio-di-Anémone... come voi, mio bel signorino, dovreste chiamarvi.... dovreste.... chiamarvi.... Via! Ajutatemi un poco...
--Nel mio nome, rispose il giovane con ansia mal dissimulata, si riassumono due tratti caratteristici della mia figura e del mio temperamento.
--To! To! strano davvero! sclamò la fanciulla ridendo--sta a vedere che i vostri parenti hanno avuto il cattivo gusto di battezzarvi Pollo-di-fuoco!» Il giovane arrossì e chinò la testa con aria mortificata--poi disse: fra un pollo ed un gallo vi hanno poche differenze apparenti--ma io ritengo che in ogni caso della mia vita farò onore a quei presaghi osservatori della mia adolescenza che mi chiamarono gallo.
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