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Tristi Amori
Language: it3,233 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Teatro in prosa·Plays/Films/Dramas
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #25177.
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Il dramma “Tristi Amori” di Giuseppe Giacosa si presenta come una serie di scene che dipingono i rapporti intrecciati di Emma, Giulio, Fabrizio, Ranetti e altri personaggi di una piccola comunità. Il testo si apre con un dialogo frammentato tra Emma e Giulio, dove si alternano confessioni d’amore, dubbi e promesse, mentre la narrazione si muove rapidamente da una stanza all’altra, dal gabinetto al fuoco del salotto, fino al tribunale. La tensione nasce dal contrasto tra i desideri personali e le incombenze quotidiane: la necessità di parlare, il peso delle finanze, le dinamiche di potere nei circoli sociali. L’autore utilizza il ritmo della conversazione per introdurre i conflitti emotivi e le contraddizioni dei personaggi, senza fornire un vero e proprio svolgimento della trama fin dal primo momento.
Lo stile di Giacosa è tipico del teatro verista del tardo Ottocento, con dialoghi vivaci, frasi brevi e un linguaggio colloquiale che rispecchia la realtà della borghesia italiana dell’epoca. La voce dei personaggi è immediata, quasi quotidiana, e la struttura a scene rende il testo adatto a chi ama il dramma di costume, le dinamiche familiari e le tensioni sociali. Chi apprezza i lavori di Luigi Pirandello o di D’Annunzio troverà in “Tristi Amori” un esempio di drammaturgia che combina ironia, sentimenti contrastanti e una critica sottile della vita cittadina dell’Italia pre‑unitaria.
The opening · free to read
Dimmelo ancora.
EMMA.
Ti amo, ti amo, ti amo! Sei venuto, sono contenta.
FABRIZIO.
Non mi aspettavi?
EMMA.
Ti aspetto sempre!
FABRIZIO.
Stamane non dovevo venire così presto in studio. I passi mi ci hanno portato. Ogni giorno mi dico: non l'ho mai amata tanto! Sono salito. Non speravo di vederti, volevo essere un momento nella casa ove tu sei. Ma poi Giulio discorreva nel suo gabinetto, non s'è accorto di me: ho sentito qui il tuo passo tranquillo e lento.... Come sei bella!
EMMA.
Mi vuoi bene?
FABRIZIO.
Ti amo.
EMMA.
Mi vuoi anche bene?
FABRIZIO.
Come facevo a vivere quando non ti amavo?
EMMA.
Mi vuoi anche bene?
FABRIZIO.
Lo sai.
EMMA.
Rispondi. Quando poi tu sei uscito, le tue parole restano qui. Tu hai gli affari che ti distraggono, le mie faccende mi lasciano andar via colla mente e ascoltare la memoria. Quando sono sola ti lascio dire, ti lascio dire, come facevo con te quella sera lassù in montagna che tu avesti paura del mio silenzio e io mi godevo la tua voce. Ma pensa! Tutta la giornata! Bisogna dirmi tante cose che me ne resti, e: tante cose vuol poi dire una cosa sola, non è vero? e ripeterla mille volte come un'orazione. Vai già via?
FABRIZIO.
Per forza--sono salito in furia, non mi posso trattenere.
EMMA.
Ti rivedrò oggi?
FABRIZIO.
Non so, spero.
EMMA.
Lo sai che non sono viva quando tu non ci sei. Stassera?
FABRIZIO.
Sì: ogni sera uscendo mi prometto di non tornarci mai più e poi la mattina comincio a contar le ore. Non potrei non venire, ma è un tormento!
EMMA.
E per me!
FABRIZIO.
Tu puoi tacere: sei lì china sul tuo lavoro, mi senti vicino, mi ascolti parlare e puoi tacere e pensare. Io devo discorrere con Giulio, badare a quello che mi dice, sorridere, ridere, e intanto sento il tuo sguardo e il tuo respiro che mi fanno raccapricciare!
EMMA.
Ti ricordi prima? Che sere! Quante cose dicevano tutte le parole! Tu lodavi la stagione e ti sentivo dirmi il tuo amore e ti dicevo il mio parlando della casa.
FABRIZIO.
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