Storieta
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About this book

Il testo è un poema futurista che prende il mare come protagonista assoluto, trasformandolo in una divinità violenta e sacra. L’autore, Filippo Tommaso Marinetti, apre con un appassionato monologo in cui il narratore rifiuta la ragione dei “Sapienti” e celebra l’infinita potenza dell’oceano, descrivendolo con metafore di spade, fiamme, stelle e vene cosmiche. Il linguaggio è un susseguirsi di invettive, immagini sovrapposte e accenni a scienze e sogni, che costruiscono un’atmosfera di estasi caotica e di sfida contro la conoscenza tradizionale. L’intero brano si sviluppa in un flusso continuo di epifanie poetiche, dove il mare diventa sia fonte di vita sia strumento di distruzione, senza alcuna trama narrativa lineare ma con una struttura di incanti e diuriche.

La voce è quella tipica del futurismo italiano di inizio Novecento: un ritmo incalzante, ricco di neologismi, esclamazioni e iperboli, che rompe le convenzioni metriche per esaltare la modernità e la violenza della natura. Chi è affascinato da sperimentazioni linguistiche, da poesie che mescolano tecnologia, mito e ribellione, troverà stimolante questo poema. È adatto a lettori curiosi di avanguardie artistiche, di scritti che sfidano la logica e celebrano l’energia primordiale del mondo.

The opening · free to read

INVOCAZIONE AL MARE ONNIPOTENTE PERCHÈ MI LIBERI DALL'IDEALE.

Mare, divino Mare, io non credo, non voglio credere che la terra sia rotonda! Miopia dei nostri sensi! Sillogismi nati morti! Logiche defunte!... O Mare, io non credo che tu malinconicamente t'avvoltoli sul dorso della Terra come una vipera sul dorso d'un ciottolo!... L'han dimostrato i Sapienti, che tutto seppero misurarti, e che tutte scandagliarono le tue onde... E che importa?... Nessun sapiente mai saprà comprendere il verbo tuo di delirio!... Sei infinito e divino!... Me lo giurasti, o Mare, col grave giuramento delle tue labbra schiumanti che va da spiaggia a spiaggia, ripercosso dagli Echi attenti e protesi come vedette in agguato. Me lo giurasti, o Mare, coll'irosa tua voce, che i tuoni furiosamente scandono!

Infinito e divino, tu viaggi, o Mare, come un fiume felice della sua vasta pienezza... Oh! chi potrà degnamente cantare l'epitalamio dell'anima mia che nuota nel tuo grembo immenso?... E le nubi abbagliate ti fanno cenni d'invito allorchè senza sforzo ti slanci nella profondità imperscrutabile degli orizzonti!...

Come un fiume dall'acque lustreggianti e venate di fiamme, tu ti slanci, o Mare, dirittamante là, negli orizzonti!... Hanno torto i sapienti che lo negano, poichè spesso ti vidi, in meriggi d'apoteosi, folgoreggiar lontano come una spada d'argento puntata contro l'esasperante perfidia dell'Azzurro implacabile!... Rosseggiante e crudele io ti vidi, implacabilmente brandito contro il fianco carnale d'una sera d'aprile agonizzante fra le capigliature demoniache della Notte!... O Mare! O formidabile spada atta a fendere gli astri! O formidabile spada sfuggita dalle mani infrante d'un Dio moribondo!...

Ed i Tramonti, i sempre diversi Tramonti, sono le sanguinanti ferite che tu apri, o Mare, attraverso il tempo, per vendicarti! per vendicarti!... Che ne dicono i Sapienti? E voi che ne dite, vecchi magici libri, lambicchi eterni, argentee bilance, telescopi obliqui?.... D'altronde, checchè dicano, hanno torto, i Sapienti, se negano la tua essenza divina, poichè solo il Sogno esiste e la Scienza non è se non il triste deliquïo d'un Sogno!

Come un fiume sterminato nell'infinito ti sprofondi, e le flessuose Stelle di zaffiro, in metalliche vesti che palpitano e accendonsi alle pieghe, indolenti si sdraiano sulle tue rive! Intanto gli Astri imperiosi dagli elmi aguzzi di fuoco, agili in lor guaìne di smeraldo, s'ergon sulle tue spiagge, stendendo sui flutti le loro braccia di luce, per benedirti, o Mare che t'avventuri via per le azzurre praterie del cielo, ove spargi il tuo desiderio eterno e la tua folle voluttà!... Radiose vene dello Spazio! Sangue puro dell'Infinito!

Vennero a sgambettare sui tuoi promontorî i Sapienti, marionette ridicole sospese agl'intricati fili delle piogge d'autunno, per esplorarti, o Mare!... Tu non sei, per costoro, se non un misero schiavo senza posa atterrato, senza posa flagellato sulla sabbia dai Venti, carnefici tuoi!...

Non si curano, i Sapienti, de' tuoi singhiozzi, nè della tristezza sommergente degli occhi tuoi... Hanno detto che sei l'idropisia d'un mondo decrepito e che nelle curve della terra t'insinui come gli umori malsani per entro i meandri del corpo umano... Altri ti videro inverdire di fiele, di sanie, di bava, e farti rosso ai crepuscoli.... Dissero che tu, Mare, senza tregua indietreggi lontano dalle spiagge, e vai morendo miseramente disseccato!... Per essi, non sei che una serpe di cesellato oro giallo, che torcesi a guisa di borchia sul messale aggrinzato della terra... Ma che importa?... I martelli e i trivelli della tua voce, sapranno frantumar facilmente le effimere parole!...

Io che t'amo e t'assomiglio... io che credo alla tua divina potenza, canterò la tua marcia trionfale nello spazio che da parte a parte attraversi spiegando scintillanti acque solenni pettinate dai turbini in seno all'Infinito!... Gonfia tu l'anima mia, o Mare, come una gran vela d'oro!... Batti e sommergi, o Mare, coi tuoi flussi e riflussi di porpora e di raggi la desolata spiaggia del mio cuore!...

Innumeri stelle nostalgiche sono discese nella tua maestosa corrente di fiume, e van frugando a nuoto l'ampio orizzonte, e spiano attente il lontano chiaro estuario dalle eterne frescure, per placare il lor cuore dai rigidi nodi di fiamma, per calmare l'ardore delle loro braccia di luce!...

Affrettati, o Mare!... Tori giganti di vapore, dalle groppe monumentali, scendon--li vedi?--indolenti verso le tue rive, trainando gli enormi carriaggi delle Costellazioni!... Vengono a dissetarsi alle tue lucide acque, e dondolan le teste informi sotto le divergenti corna di fumo, e grondano dalle froge innumerevoli mondi che brillano.

Un prodigio? Un prodigio?... Echi sonori, ripercuotete il grido dello stupore e della gioia!... Il gran miracolo, o Mare, s'è dunque avverato? Sì! Sì! Finalmente nelle mie vene ti sento, o turbolento Mare, o Mare avventuroso!... Eccoti in me, come io ti desidero!... Galoppa or dunque, sotto il tuo gran pennacchio romantico di scarmigliate nuvole... inebbriato galoppa nel mio cuor che s'allarga!... Aizza, aizza l'accanita muta delle tue tempeste abbaianti, e coi tuoi lampi le sferza, perchè feroci s'avventino contro le Stelle nemiche!...

2.

LA MIA ANIMA È PUERILE.

O Mare, la mia anima è puerile e strilla e si dibatte per avere un giocattolo!... Dàlle tu le tue barche pesanti e panciute, che vanno in processione simili a preti in gran pompa, alto portando l'albero come l'asta di un palpitante stendardo quadrato gonfio d'oro solare... per divertirla, o Mare, per divertire l'anima mia!

Già mille volte, con tutta la fame del mio sogno gagliardo vi assaporai, lente vele ammainate a metà, vele color di concio, di ruggine e d'ocra, vele più succulente che grappoli favolosi, pendenti dall'alberatura come dalla vigna scintillante di una Terra Promessa!...

A me gli àcini vostri, violacei e trasparenti! V'invoco per le labbra insaziate e per gli occhi voraci della mia anima!

Che festa, o Mare, che festa radiosa l'averti tutto in me, liscio, le sere d'estate, con la tua pelle di serpe squamata di crisolito e col tuo ventre roseo, niellato, di lucertola!... Gioia della mia carne! Abbeverarmi io voglio, con delizia, alla freschezza, o Mare, dei tuoi spruzzi volanti e dei granelli di ghiaccio che mi metti alle ciglia... Orgia trionfale dei miei sensi! Afferro la criniera sferzante delle tue onde per cavalcare nuda la loro groppa veemente, fiutando a polmoni aperti un acido e melato odor di velli fermentanti di bionde putredini al sole!...

Mi tuffo a mani giunte, e affondo, agitando le braccia, nella mollezza diafana del tuo seno che ondeggia, per cercare il tuo sangue più fresco nelle verdi tue viscere profonde...

Ah! Ecco, risorgo! Risorgo scrollandomi con agili scatti di reni, fuor della schiuma che ribolle! Olà! Non so che farne, o marinai, dei vostri ramponi, e le vostre boe affonderebbero tutte sotto il peso del mio corpo!... Nel sontuoso orizzonte occidentale meravigliosamente pavesato, senza sforzo m'innalzo--puntando le braccia, che scivolano e s'irrigidiscono-- su, da una pietra all'altra, da una sporgenza all'altra, ed a scatti mi rizzo, nudo e tutto grondante, su la cresta del molo!...

Balzo tre volte, e già eccomi in piedi sul mucchio enorme di coke, che la magia della Sera diamanta miracolosamente!... Ritto, inalbero come in un delirio la mia figura aïtante d'eroe fra i grandi velieri che beccheggiano alla risacca, e fra le lor vele a brandelli sanguinolenti di porpora, che le gru dal fantastico lungo collo metallico laceran d'un gran colpo giravoltante di becco...

Così, così, nudo e tutto grondante, con la pienezza risonante dei miei polmoni di bronzo, così io canto, o Mare, la sublime allegrezza delle tue mostruose spanciate di fiamme e di stelle!...

Empimi il petto, o Mare, del frastuon de' tuoi porti sonanti come incudini infernali sotto pesanti martelli in tumulto che a volta a volta fingono la folgore e il tuono!...

Con alte grida io t'invito, o Mar tentacolare, o Mar maledetto, a schiacciare sul tuo seno il mio corpo, teso come un grand'arco fatto per scoccar l'odio su bersagli invisibili. Ecco, o Mare, i baci neri d'un condannato a morte, ecco gli avidi baci di un'amante in agonia, ecco le mani adunche di un affamato ebbro d'odio!... Ecco: io afferro il mio cuore a piene mani così da spremerlo, per saziar la tua fame e per estinguere la tua gran sete, o Mare, abbeverandoti di me!..

Ed ora fra le tue onde versicolori io vedo, in un gioco abbagliante di fuochi e di specchi, tutto il passato mio che lentamente affonda!... Il mio vasto cuore affamato che un tempo abbaiava alla luna come un cane, vomitando macigni di voce arrogante nelle tenebre fonde... il mio vasto cuore affamato di polpe siderali, galleggia in balìa dell'onda come una gonfia carogna, a zampe all'aria, scortata da sciami rombanti di grosse mosche verdi... Io vedo intanto, nella tua elastica trasparenza, farsi pallide e rosee, delicatissimamente, guance molli d'amore di lontane amanti obliate. Le tue piccole onde sorridono trotterellando sulla ghiaia... Così, così a timidi passi io seguivo il bel sogno fiorito di due verginali pupille e il riposo del cielo fra labbra innamorate!... Così io camminavo a passi timidi nel serico fruscìo delle vesti muliebri, andando verso l'ardente penombra persuasiva...

Orrore! Imbottita è la spiaggia di fetide alghe, e vi giacciono le scorie delle navi, i rottami, le putrescenti schegge dei grandi naufragi!

O mio Sogno, o mio Sogno tutto in lagrime, li odi, i vapori che van trascinando muggiti simili a grandi gesti spossati, lontano lontano, verso il vasto al di là degli orizzonti?... E non vuoi tu seguirli, o mio Sogno mortalmente ubbriaco d'Infinito? Più in alto! ancora più in alto! Odi tu le lamentose chiamate della Notte in delirio, e il gocciar delle sue lente lagrime argentee che nelle campane tintinnano?... Non vuoi tu obbedire alla Notte?

O Mare, vasto sepolcro abbagliante, verso di te io tendo le mie braccia, tôrte dal desiderio... O Mare che ti trasformi sotto i miei occhi in un tino gigantesco ove fermenta e ribolle una enorme vendemmia di vecchi mosti sfrenati, io, vacillante e briaco, un'altra volta mi rizzo, nudo e tutto grondante, su la cresta del molo, tra i tuoi fumi ossessionanti d'orgoglio e di Nulla!... Io m'adergo, esaltato, nello sbandieramento regale di questa Sera divina che solenne accompagna il mio funerale!...

Oh! l'ebbrezza angosciosa di gettarmi, o Mare, nel tuo seno, giunte le mani come per pregare! M'immergerò cento volte nella freschezza lucida de' tuoi gorghi carnali, mollemente legati da chiome femminili!

Vedo venirmi incontro una turba di piccole onde vezzose dalle braccia fiorite, dai grandi occhi pazzi, che mi sorridono e folleggiano tendendomi le guance!... Vedo correre a me una turba di piccole onde vezzose che scoppian dalle risa colle lagrime agli occhi sotto il tuo bacio, allegro Sole, sotto il tuo bacio d'oro che ratto svanisce... ed ecco piangono celando gli occhi fra le braccia ignude, quando tu destramente fra le nubi t'ascondi! Io balzerò da un'onda all'altra, fuggendo lontano dai tronconi delle gomene infrante, lontano dallo sguardo allucinante dei fari, scivolando fra le lor braccia grondanti di luce che senza fine si prolungano, o Mare, a notte alta, sulla tua folle ebbrezza di scolaro in baldoria.

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