Storieta
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Sale e distrugge; e sotto l'immane vampa edace La profonda caverna diventa una fornace. Morti e morenti ammucchiansi; si sfasciano le travi; Son ruggiti di belva giù in fondo ai ciechi scavi, Son castelli di fiamme, son rimbombi di frane, È l'inferno che s'apre su quelle teste umane. Ma soccomber non vogliono i vivi ancora!... avvinto È il lor corpo a la vita con delirio d'istinto. E corrono per gli antri, disfatti, scamiciati, Come dèmoni erranti per abissi infocati, Con le bluse a brandelli, con l'orbite schizzanti: S'arrampicano ai muri, convulsi, sanguinanti, Volendo l'aria, l'aria!... la gaiezza del sole, La libertà dei venti, il verde delle aiuole, Dei magnifici azzurri la purezza infinita, Tutto ciò che è respiro, che è vita, vita, vita!... Oh, quella vita schiava trascinata nell'ombra, Trascinata nei pozzi che fumo o polve ingombra, Quella vita inumana, senza raggio nè fiore, Quella vita di cieco, quella vita d'orrore, Essi adesso la vogliono, la vogliono!... E le mani S'aggrappano a le rocce con movimenti insani Le bocche cercan aria ed ingoiano fumo: La terra nera è fatta di sangue e polve un grumo: Tutto cade e si sfascia, tutto è morte e maceria Dovunque è la terribile follia de la materia: La fiamma scende e sale, e folleggia e gavazza, E sul carnaio infame divampando sghignazza. D'odio omicida è fatta: e stride a le ruine Con rabbia insazïata di vincitrice: fine.

Su le membra staccate e fumiganti Imprimeran lo stigma del dolore Mille bocche febbrili e singhiozzanti, Mille bocche d'amore.

Poi, gettata sui carri a la rinfusa, Fra spiegate bandiere e veli bruni, La turba funeral sarà rinchiusa Ne le fosse comuni:

Poi, su le fosse, calerà l'oblìo. Splendide rose e pallidi giacinti Sorgeran come al bacio d'un Iddio Dai corpi degli estinti;

E steli e spiche di robuste messi D'umani succhi turgide e superbe; E nel verde dei mirti e dei cipressi, Ne l'umidor dell'erbe,

Ne l'innocente palpitar dell'ale. Ne l'ampia folla libera e serena L'onda rifluirà calda e vitale De la gioia terrena.

.... Ma i figliuoli dei morti, oh, triste, inane Gente!... cresciuti a stenti ed a squallori, Diventeranno per un soldo e un pane Anch'essi minatori.

E ad uno ad uno scenderan nell'ombra: E forse un giorno, dentro i negri scavi Ne la caverna smisurata e ingombra. Al suon di colpi gravi,

Inciamperan ne l'ossa d'un parente. Al subito tremor d'intima guerra Si curveran le fronti, e sordamente Cadran le picche a terra.

.... O razza, o razza conculcata e ignava; Cui nulla giova l'esser bella e forte, Se null'altro sai far che darti schiava. Meglio per te la morte!...

Viva l'incendio che bruciando annienta Le tue lacere vesti e la tua fame, Viva l'incendio che all'ignoto avventa Le tue viscere grame;

Che, per un'ora almen, su te raccende La sterile pietà di chi non soffre, Che fatica e dolor, tutto ti prende, E pace e sonno t'offre!...

Viva l'incendio che al felice, assiso Di fronte al sole, urlando va: Ti desta: De' tuoi sogni d'amor lascia il sorriso, Lascia le sale in festa:

Scopriti il capo: al suolo, al suol reclina Le tremanti ginocchia e il volto smorto: Sul lavor, tra le fiamme e la ruina, Il tuo fratello è morto!...

Lettera

Lettera bianca con suggello nero Venuta da lontano, Le cittadi attraversa e l'Oceàno. Fatta d'ali così, come il pensiero.

Le bisbigliano i flutti ampii del mare «Forse a un amor distrutto È velo e tomba il tuo suggel di lutto?» .... Ella tace e prosegue il muto errare.

Le ripeton le voci alte dei venti: «Rechi gioia o sconforto, Bacio di vivo o tetro odor di morto?...» Ella risa non ha, non ha lamenti.

E via e via, per monte e per pianura, Vïaggia notte e giorno, Fatato augel che non avrà ritorno, Brano d'alma lanciato a la ventura:

Ma niun le invola il suo mister profondo. Chi sa?... forse è l'orrore D'un addio: l'affannoso urlo d'un core, Il soave pallor d'un riccio biondo:

Goccia di sangue giovane, stillato Da una ferita aperta: Pianto o preghiera d'anima diserta Che soffre e sconta senza aver peccato.

.... E va, e va, e giunge.--Ne la bruma, Col freddo, su la sera, Giunge in silenzio a la stanzetta austera D'una donna che amor tutta consuma.

Brilla il guardo: un rossor la fronte accende: Batte a schiantarsi il core: La cerea mano convulsa d'amore Esitando a la busta, ecco, si stende....

.... No.--Cerea mano piccola e tremante. E minacciosa l'ora. Un sol minuto, un sol minuto ancora, Avida mano piccola e tremante.

A Donna Emilia Peruzzi

Dammi una zappa, un erpice o un rastrello A me non cale che l'estate avvampi. Sotto il bacio del sol vivido e bello Vo' lavorar ne' campi.

Così, discinta, con le braccia nude Le vesti rialzate a la cintura! La campestre fatica umile e rude Lo sai?... non m'impaura.

E voglio qui le stanche, le pallenti Gracili dame da la man di cera. Fronde di salcio abbandonate ai venti Steli fioriti a sera.

Gli ammalati di sogno e di nevrosi, I parassiti inutili e belanti, Gialli d'ozio, di spleen e di clorosi, Fantasmi in tuba e guanti.

Giù cravatte e gioielli!... al foco il vano Busto ove il petto sta qual fior di serra!... Chiediam la luce e il solco, e l'aer sano: Alla terra!... alla terra!...

Qual pienezza di vita entro la bruna Zolla che s'apre de la vanga al morso, E insetti e semi e caldi amori aduna!... Come in eterno corso

Van le linfe gioiose, risucchiate Con eterno desìo da la radice, Dai tronchi e da le foglie al vento alate, Qual latte di nutrice!...

È il baccanal del verde e del frumento, Del buon frumento da le spighe d'oro, Maturanti in silenzio a cento a cento Nel Sol di Messidoro:

Lieti fiori di porpora fra il grano Respiran largo, trionfanti e belli. Il riso slancia da l'acquoso piano Gli steli verdi e snelli,

Sorgon bianche ninfee da le paludi, Variopinte corolle in mezzo ai prati, Ovunque i soffii ravvivanti e crudi Son dei fieni falciati;

Un'alma vive in ogni filo d'erba. Un'alma vive in ogni atomo errante. Tutto, con franca voluttà superba, Si bacia al sol fiammante.

Alla terra!... alla terra!... Laceriamo Il seno e i fianchi de la Madre antica: Il tesoro dei frutti a lei strappiamo E de la gonfia spica:

Vogliam nembi di rose e vogliam pane E dolci vini dal sorriso biondo!... Libera scorra la dovizia immane A rotoli pel mondo,

E ovunque arrida: a la soffitta oscura, Al palagio sorgente in mezzo ai fiori: Tutti figli siam noi de la Natura, Tutti lavoratori.

Qui, sotto i cieli, nella luce.--Avanti, Con macchine e forconi e vanghe e scuri, Noi sacerdoti de la forza e amanti Del Sol, noi, belli e puri!...

Già il petto, ecco, s'allarga e rifiorisce: Già le vene s'inturgidan, bollenti: Nova fiumana al cerebro fluisce D'alate idee fulgenti:

Più tristezza non v'ha, non v'ha più noia: Più miseria non v'ha, non v'ha più guerra: Tutto è moto, è salute, è speme, è gioia.... Alla terra!... alla terra!...

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