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Mimi Bluette, fiore del mio giardino: Romanzo
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Perdette la sua verginità, la prima volta, una sera del mese dʼAprile, per uno di quei tanti casi accidentali che toccano alle vergini, le quali sono per natura destinate a non esserlo più.
Quel giorno aveva circa diciottʼanni; era bella, fresca, e si voleva bene. Si voleva tanto bene, che non le bastò la forza per impedire ad un altro di volerle bene insieme con lei.
Questʼaltro fu per avventura uno Studente in medicina, giovine magro e giallognolo, che portava occhiali. Portava inoltre una camicia quasi mai di bucato, con i polsini che sfilacciavano e lo sparato gonfio dʼamido male insaldato.
Presentava, così al primo vedersi, un aspetto confortevole dʼetisia. Gli mancava un dente canino. Preparava la tesi di laurea in istile dannunziano.
Questʼuomo, per lei, rappresentò lʼamore; la forza irresistibile del primo amore.
Nel mese dʼAprile, verso lʼora in cui le stanze dei quarti piani diventano buie guardando la primavera che tramonta sui tetti luminosi delle stupende città, vʼè sempre qualche ragazza di diciottʼanni che può innamorarsi dʼuno studente in medicina.
Sua madre non ne fu contenta.
Sua madre viveva con la pensione dʼun Banchiere stanco; regalava cravatte ad un Maestro di scherma; era nota per avere un bel seno, e, quando incontrava taluno che volesse pagarsi—anche a buon prezzo—il capriccio di verificarlo, non diceva di no.
Sua madre aveva una sorella che aiutava le donne al termine del nono mese: qualche volta anche prima.
Entrambe le consigliarono di rinverginire.
In quei giorni lo Studente in medicina prese la laurea; si fece mettere un canino falso, e partì.
Gli amanti si dissero addio sul pianerottolo delle scale, con un piccolo piccolo sorriso, come due persone pulite, fra le quali non fosse accaduto niente.
Allora ella pensò dolcemente che sua madre aveva ragione.
Si recò dalla Zia Levatrice, a piccoli passi, portando un mazzolino di mughetti nella fresca cintura, coprendosi lʼamabile viso con un ombrellino da sole.
Il Banchiere stanco allora sentì rinascere, per la figliuola di una tanta madre, lʼintiepidito fuoco dʼamore della sua passione giubilata.
Era un uomo dʼoltre cinquantʼanni e sapeva che il denaro è la poesia della vita.
Emise un vaglia su la propria banca, le fece fare un bel corredo, venne con un brillante in un astuccio, e si prese, con qualche fatica, la seconda sua verginità.
Ma i banchieri talvolta fanno male i propri conti. Egli non aveva preso nulla... e la ragazza tornò vergine per la terza volta.
Che brava bambina!
Questʼultima volta bisognava darsi ad un conoscitore; bisognava scegliere un uomo che potesse con eleganza, e per tutta la vita, rimanere «il suo primo amante».
Cʼera un Irresistibile.
Questo Irresistibile si vestiva, quasi certamente, a Londra. Possedeva non meno di quattrocento cravatte; raccoglieva bastoni, bastoncini, mazzarelle di tutte le specie: portava lʼocchialetto e si chiamava Conte.
Non faceva nientʼaltro che fare lʼIrresistibile. Tutte le belle cittadine avevano dormito con lui: qualcuna in verità, molte altre in sogno.
Le ragazze da marito cercavano un fidanzato che somigliasse allʼIresistibile.
Le mondane si davano per niente allʼIrresistibile.
Le signore attempate, quelle che frequentavano con assiduità lʼIstituto di Bellezza, forse avrebbero pagate volentieri le grazie dellʼIrresistibile.
Ma egli era un uomo illibato; non accettava neanche un soldo. Anzi pagava sempre, con mazzi di fiori, E dava inoltre la propria fotografia. Con dedica.
Nel cuore della donna lʼIrresistibile sapeva leggere a prima vista. Era così esperto in materia di psicologia femminile, che, al suo cospetto, ammutolivano i più fini conoscitori. Nel proprio inventario contava ogni anno circa una mezza dozzina di vergini. E questo è un buon numero, perchè ai tempi nostri le vergini sono difficili a trovarsi. Ma lʼIrresistibile ne trovava, e—pare—con grande facilità.
Certa sera, in un teatro, al fianco della sua madre baldanzosa, ella portava con modestia un bellʼabito regalatole dal Banchiere.
LʼIrresistibile, dopo averla saettata con la fiamma del suo terribile occhialetto, si volse agli amici, per dir loro che la biondina di terza fila era indiscutibilmente una magnifica ragazza.
Tutti furono dʼaccordo nel trovarla una magnifica ragazza.
LʼIrresistibile mandò la fioraia del teatro ad offrirle quel che aveva di più leggiadro nel suo galeotto paniere.
Questa fioraia ben sapeva come si porgono mazzi di fiori alle signorine con madre in cerca di marito. Alla fine dello spettacolo, presso lʼuscita, lʼIrresistibile in cravatta bianca le invitò a cena.
La gentildonna dal seno classico dovette naturalmente rispondere:—«Ma le pare?... Non è davvero possibile, gentilissimo signore!»
Tuttavia si lasciarono accompagnare sino al portone di casa. E ciò che piacque molto alla vergine fu il saluto che lʼIrresistibile fece, descrivendo nellʼaria un movimento perfetto con il suo guanto bianco ed il suo cappello a tuba.
La saggia madre disse alla vergine, su per le scale:
—Con quei tipi, mia cara, bisogna stare attente a non scivolare sopra un canapè.
La vergine, in risposta, non disse nulla. Perchè forse quel grande pericolo non le incuteva una soverchia paura.
Allora, il primo giorno, fecero una passeggiata sentimentale.
Il secondo giorno, in vettura chiusa, ella si lasciò molestare.
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