Public-domain ebook
Il mistero del poeta
Language: it4,499 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Romanzi·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #22504.
Public-domain ebook
Language: it4,499 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Romanzi·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #22504.
Il libro è un romanzo di Antonio Fogazzaro, pubblicato nella Nuova Antologia alla fine del XIX secolo, che nasce da una missiva del 1887 in cui una dama chiede di far conoscere un manoscritto ereditato dall’autore defunto. Il narratore, un poeta ormai scomparso, rivela una parte occulta della propria vita, chiedendo a una amica di pubblicare il racconto sotto il titolo Il mistero del poeta. L’apertura è un pretesto epistolare che descrive la volontà di nascondere o modificare i nomi, la tensione tra segreto e divulgazione, e la promessa di una storia d’amore “eccelso” rispetto a quelle più volgari del tempo. Da qui si dipana una serie di riflessioni intime, sogni profetici e ricordi di incontri, che tracciano i contorni di una relazione complessa e di un mistero personale.
La voce è quella di un narratore colto, riflessivo e quasi confessionale, tipica della prosa italiana dell’Ottocento, con un linguaggio ricco di eleganza e di riferimenti letterari. Lo stile alterna lunghe frasi articolate a momenti di introspezione poetica, creando un’atmosfera di dubbio e di ricerca spirituale. Chi apprezza la narrativa psicologica, i ritratti di amori tormentati e la sensibilità romantica del periodo troverà in questo romanzo un’esperienza avvincente, soprattutto lettori interessati alla letteratura italiana del XIX secolo e alle opere di Fogazzaro.
The opening · free to read
Una dama, che non ho l'onore di conoscere personalmente, mi ha inviato l'unito manoscritto. Vorrei pure trasmetterle, signor Direttore, la squisita lettera che l'accompagna; ma mi è vietato. Non ho quindi che ad indicarne, per sommi capi, la sostanza.
Questa dama ebbe il manoscritto in legato dall'autore, che militò non senza lode nelle lettere italiane ed è morto, quasi repentinamente, pochi anni addietro. Egli vi rivela una parte occulta, secondo credette, della sua vita, e vi prescrive all'amica di pubblicarne, in un caso preveduto, il racconto. Ora parrebbe che s'illudesse, da poeta, sul punto del segreto; e che, nella città di Lombardia dove visse, l'arcano fosse sufficientemente noto a parecchi. Ciò posto, non sarebbe più da pubblicare nulla; ma la signora non lo vuole comportare, parendole indegno di tener celata la descrizione di un amore ch'ella chiama eccelso, mentre tante descrizioni di amori volgari corrono il mondo. Propone quindi di pubblicare il manoscritto in forma di romanzo, tacendo il nome del protagonista e modificando gli altri, tranne uno solo cui non le regge il cuore di toccare. Propone altresì che il romanzo s'intitoli Il Mistero del Poeta; e confida in me per farlo uscire nella Nuova Antologia, dove altri lavori della stessa penna uscirono fra il 1865 e il 1880.
Non sono disgraziatamente abbastanza giovane per commovermi di un racconto simile, quanto se ne commosse la gentile signora. Tuttavia, non vorrei negare che vi si tratti di un amore assai più insolito nella letteratura odierna che nella vita reale; e mi piace di adoperarmi a farlo conoscere. Che i nomi si tacciano, si mutino o no, mi pare indifferente per noi, che possiamo lasciarne decidere alla coscienza della signora. Solo le scrissi che, mutandone alquanti, li muterei tutti. Che cosa ell'abbia risposto e fatto non può importare ad alcuno.
Il titolo proposto è desunto da certa conversazione riferita nelle ultime pagine del racconto, e io non ci ho a ridire. Quanto all'aprirgli le colonne della Nuova Antologia, veda Lei; spero che non ci saranno difficoltà. Se acconsente, La prego di pubblicare in fronte al Mistero del Poeta queste poche mie righe, che serviranno di introduzione.
Accetti, egregio signor Direttore, i miei anticipati ringraziamenti e l'espressione del mio perfetto ossequio.
Vicenza, 15 Novembre 1887.
ANTONIO FOGAZZARO.
Nota--_Il Mistero del Poeta_ venne infatti pubblicato nella Nuova Antologia. L'EDITORE.
I.
Oggi, 2 novembre 1881, ho deciso di porre in iscritto il segreto ch'è la vita, la ricchezza e la potenza dell'anima mia. Nè i miei parenti nè i miei amici ne hanno, ch'io sappia, sospetto alcuno. Una sola persona vivente, in Italia, ne apprese da me qualche cosa; ma ella è tale che certo non ne ha fatto parola.
Parlo della persona che riceverà da' miei eredi questo manoscritto; parlo di Lei, cara e fedele amica. Se leggendo qui si ricorda di una chiesetta longobarda posata nel verde di campicelli montani; se si ricorda di una sottile voce d'acque nella solitudine, ricorderà pure quella mia confidenza, rotta da singulti senza lacrime, da una emozione che non era dolore. Io rimetto in Lei, oramai, il parlare e il tacere. Se il mondo continuerà ad ignorare il mio segreto, non ne parli, amica mia, che a Dio, nella preghiera; se qualche letterato, viaggiando fuori d'Italia, ne avrà incerta notizia e pretenderà poi far vedere il mio cuore per due soldi in qualche Fanfulla o Pungolo della Domenica, senz'altra offesa che della esattezza storica, dica Ella privatamente il vero a coloro che in quel tempo mi ameranno ancora. Ma se si scriveranno di noi cose false che possano turbare ed affliggere, io La prego, a mani giunte, col cuore pieno d'affanno, a voler pubblicare il mio racconto. Avevo scritto d'affanno e di sdegno, ma ho cancellato lo sdegno, che spiacerebbe alla diletta come un'impurità. Non vi ha oramai per lei e per me che un solo pericolo su questa terra: un solo dolore chiediamo a Dio di allontanare da noi: lo scandalo. Esso è appena possibile, e spero che saremo esauditi; ma se nella sapienza divina fosse altro consiglio, faccia, amica mia, tutto, tutto ciò che faremo noi, se vivi. Ove non si credesse alla mia parola, la confermi con testimonianze e documenti; Le saranno forniti, ad ogni richiesta, dal mio amico Dottor Paul Steele, di Rüdesheim am Rhein, Prussia.
È il giorno dei morti, la nebbia fuma intorno alle finestre della solitaria villa dove son ospite dei miei nipoti, mi chiude nelle memorie del passato. Qualcuno ripete sotto di me, al piano, non so che musica monotona di esercizi: odo nella stanza vicina passi tranquilli di servi. Nessuno immagina quel ch'io faccio, quel ch'io sento. La mia mano trema, il mio petto è un palpito solo, le lagrime mi ascendono alla gola. E il racconto parrà poi a me stesso così freddo! Vorrei parlare, ma non con la parola che muore, parlare dall'ombra del mondo ignoto con la voce viva che va, che va, d'atomo in atomo, non posa mai, è udita forse nei mondi inaccessibili all'occhio umano, se vi sono colà spiriti potenti a sentire ogni moto. Vorrei poter parlare non alla folla, ma solo ai cuori generosi che una calunnia avrà contristati e ai cuori perversi che ne avranno goduto. Devo io dunque deporre la penna e affidarmi a Dio? Penso a lei, alla stella mia, e odo la sua dolce voce straniera, la voce più dolce, io credo, che abbia suonato su labbra umane, dirmi teneramente: caro, scrivi; write, love.
II.
Ella sa, amica mia, che fino al 1872 non ebbi segreti per Lei. Se non ci siamo amati, quantunque liberi, fu perchè, forse, v'era tra noi troppa affinità di sentimenti, troppa comunanza d'idee, troppa fraternità di natura; e l'amore, tra noi, sarebbe stato una specie d'incesto. Tale è la ragione bizzarra che ne trovammo insieme una volta. Non era tuttavia la sola, certo; ne avevamo altre, Lei e io. Non toccherò delle Sue, naturalmente; ma si ricorda del sogno che Le raccontai appunto nell'inverno del 1872, una sera ch'eravamo soli e ch'io Le avevo portato un libro curioso: «Du sommeil et des rêves?» Forse non se ne ricorderà. Lo strano del sogno è questo, che lo feci due volte a un intervallo di nove anni. Lessi nella mia prima giovinezza la poetica leggenda tedesca del pozzo tanto profondo da non potervi nè occhio, nè strumento umano arrivare all'acqua. Viene un trovatore, siede sul pozzale e suona dolcemente; l'acqua si muove; colui suona e suona; l'acqua sale poco a poco, sale sempre, brilla sulla bocca. La notte dopo sognai di salir da non so quale abisso per la potenza di una voce soave che diceva in alto, con accento straniero, parole incomprese. Mi svegliai piangendo, in preda a un orgasmo che mi durò parecchie ore, pieno di questa irragionevole idea, che la voce udita in sogno esistesse veramente, richiamandone alla memoria, più forte che potevo, il timbro singolare, tremando di dimenticarlo. Lo dimenticai in fatti e presto, ma non dimenticai il sogno, e non mi uscì di mente l'idea che fosse un sogno profetico, una comunicazione arcana della Divinità.
Nessuna voce femminile mi fece poi risovvenire di quella; ma nel gennaio del 1872, durante una convalescenza, rifeci l'identico sogno, riudii la dolce voce dall'accento straniero. Otto o dieci giorni dopo venni da Lei e Le portai il libro: «Du sommeil et des rêves.»
È quasi impossibile ch'Ell'abbia dimenticata la mia agitazione di quella sera. Può essere ch'io sia mistico per natura e inclinato a credere in certe occulte potenze dello spirito umano, in certe sue relazioni segrete col soprannaturale; è sicuramente vero che prima del gennaio 1872 avevo già fatto esperienza due volte, non in sogno, di tali comunicazioni dirette; una volta a dodici anni, un'altra sui quattordici. La prima volta ne riportai commozione e spavento benchè fosse un lieto presagio; tanto era nuovo a me quel concetto, tanto fu improvvisa e chiara la voce interna che mi parlò. Il presagio si avverò sedici anni dopo. La seconda volta non si trattò di presagi, e solo nella vita futura saprò se fu un delirio dell'anima o veramente la voce d'un altro spirito, come credetti e credo e sta scritto in certo mio libro. Era dunque naturale che la impressione del secondo sogno fosse in me fortissima. Credevo nella esistenza reale della voce udita, con più ardore ancora, se possibile, che la prima volta; credevo all'influenza salutare e potente cui avrebbe dovuto esercitare un giorno sopra di me la persona che parlava così. Immagini la mia angoscia Lei che sa in quali circostanze mi trovassi nel gennaio del 1872. Mi tenevo allora già legato e forse per sempre. Quando penso alla origine e alla natura di quel legame mi viene alle labbra un sorriso amaro, compiango la signora, compiango e derido me stesso. Di questo legame si è parlato nel mondo, falsamente; e non è male ch'io ne debba scrivere qualche cosa qui. Ella sa ch'io conosceva da molto tempo quella bella e intelligente dama, a cui il mondo attribuiva, prima che le relazioni nostre si facessero più strette, un amante. Andavo qualche volta da lei e c'incontravamo spesso in società. Credevo d'esserle affatto indifferente e la ricambiavo d'indifferenza; ma poche persone mi ponevano, come lei, in vena di spirito sarcastico. Una sera, a teatro, incontrai due volte col mio binoculo il suo rivolto a me, e la seconda volta ella sostenne alquanto il mio sguardo, prima di volgersi altrove. Credetti averne il cuore lievemente tocco, ma forse erano invece i nervi della vanità e della curiosità che simulavano un palpito. Attesi e ottenni ancora spesso quello sguardo: poi visitai la dama nel suo palchetto. Ella ebbe con me un contegno affatto nuovo, e mi diede, in presenza di altre persone, così evidenti segni di favore da imbarazzarmi. Mi figurai, andando a casa, d'esserne innamorato, e mi figurai in pari tempo che glielo dovevo dire. Adempiei questo imperioso dovere due giorni dopo. Si trattava di una signora maritata, ed è mia maggior colpa l'aver ceduto allora non alla violenza del vero amore, bensì ad un'ombra vana di amore. Ella mi rispose di essere dolentissima delle mie parole. Soggiunse, con mia grande sorpresa, che s'era accorta da un pezzo di questa simpatia, che non poteva nascondermi una certa inclinazione per me seguitane da parte sua, ma che avrebbe preferito non si fosse parlato mai, fra noi, di questo. Era risoluta di non mancare ai suoi doveri. Prima sarebbe stato possibile vedersi con molta frequenza ed intimità, come amici; adesso non era più da pensarvi. Mi consigliò di soffocare il mio amore che non poteva aver messe ancora profonde radici; così si sarebbe potuto fra qualche tempo godere in pace i beneficii di una pura e intima amicizia di cui avevamo forse bisogno ambedue.
Allora mi avvidi con sgomento che non l'amavo affatto, tanto mi gelò questo discorso; mi dissi ch'ero caduto da stupido nel laccio d'una civetta sleale, ma pure mentii per un falso sentimento d'onore, non accettai l'uscita ch'ella mi offriva, le risposi che l'amicizia non poteva bastarmi. Iddio sa se fui punito di una tale viltà, quando la raccontai palpitando a lei, insieme a tutti i falli, a tutte le miserie che mi rendevano indegno di quell'amore sublime. Una tenera parola grave, un bacio delle sue labbra mi hanno rifatto puro, come ci rifà puri l'onda d'infinito che passa talvolta per l'anima nostra dopo la preghiera; non sento più dolore nè vergogna di quel passato.
The book keeps going
Reading is free forever. Sign up and watch scenes appear while you read.



Scenes Storieta drew for other classics.
New illustrated classics
Once or twice a month: the latest books to get full character casts, scene art, and free comic editions. No account needed.