Public-domain ebook
La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore
Language: it3,473 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Romanzi·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #26453.
Public-domain ebook
Language: it3,473 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Romanzi·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #26453.
Il volume è un elogio commemorativo dedicato a Defendente Sacchi, scrittore italiano del XIX secolo, redatto dal suo amico Giambattista Cremonesi su richiesta dell’editore. L’opera si apre con una nota dell’autore che spiega la volontà di onorare la memoria del defunto, sottolineando la sua integrità morale e la sua opposizione alle polemiche letterarie dell’epoca. Prosegue con una lunga riflessione sul ruolo della critica, sulla necessità di moderazione e sul valore della verità, inserendo citazioni classiche e riferimenti alla vita culturale italiana del tempo. Il discorso, ricco di citazioni a Platone, Orazio e Shakespeare, dipinge Sacchi come figura di rigore intellettuale e di generosità d’animo, capace di guardare oltre le contese e di promuovere una letteratura fondata sul bene comune.
Lo stile è tipicamente ottocentesco: un linguaggio ampolloso, ricco di periodi complessi, retorica elevata e frequenti digressioni filosofiche. Il tono è solenne ma appassionato, con un forte senso di patriottismo e di impegno civico. Chi apprezza la prosa densa di riferimenti classici, le discussioni sulla critica letteraria e il contesto storico‑culturale dell’Italia post‑risorgimentale troverà gratificante questa lettura. È indicato a studiosi di letteratura italiana, a lettori interessati alla storia della critica del XIX secolo e a chi desidera conoscere la figura di un autore meno noto ma emblematico del suo periodo.
The opening · free to read
Nota dell'Editore.
Chiunque sia zelante dell'onor nazionale, e tenga in pregio chi s'adopra a celebrar cogli scritti la memoria de' propri concittadini per ingegno e per virtù chiari e benemeriti, saprà certamente buon grado a noi che abbiam dettato un breve cenno che risguarda Defendente Sacchi, scrittore degno d'essere collocato nel novero di quei personaggi di cui va superba la biografia italiana. Ma delle chiare imprese quanto più ricca è la messe, tanto è meno agevole stringerla debitamente in parole, e le speranze de' leggitori e il pubblico grido adegnare. E noi sopra questa cagione principalmente ci scusavamo coll'egregio signor Giovanni Silvestri dal tessere questi Cenni, quando altri rispetti nell'animo nostro le forze loro usarono di qualità, che noi stessi i sospetti nostri improverando, fummo costretti a dettare queste parole, le quali se troppo povere all'argomento, ci saranno, speriamo, testimonio di osservanza e di volontà debita a tale che negli anni giovanili ci raccolse e agli studi dell'umane lettere confortò. Rimembranza veramente la quale più c'invoglia a piangere che a favellare.
Quanta dottrina, quanto ingegno, quante solide qualità, quante amabili virtù ci hanno fatto estimare ed amare questo caro confratello! Amico egli del vero, non istudiava che per conoscerlo, non iscriveva che per esporlo nella più chiara sua luce. Veruna prevenzione mai non lo traviò ne' suoi giudicj, mai non signoreggiò le sue opinioni. Vituperò sempre il mal vezzo di quelli che mettono con aspre critiche ed inurbane a rumore il pacifico regno delle lettere. Tale è il danno delle discordie letterarie, che mai non si può abbastanza dire di esse; ed allora si vogliono maggiormente combattere i vizj, quando per li malvagi esempi possono divenire comuni, e talvolta per certa loro indole vestir le sembianze della virtù.--Pur troppo, convien dirlo, questa mala costumanza di trattare le controversie letterarie colle armi della plebe e co' personali oltraggi, si è quasi perpetuata in Italia, ed anche al presente, sotto l'impero di più miti costumi, si è veduto nella giostra fra i Classici ed i Romantici, come pochi abbiano saputo attenersi alle norme di gentilezza che governano il moderno viver civile.
A ricondur sul buon sentiero gli abituati all'ira e alla critica mordace, giovino le seguenti parole di un illustre Italiano, parole che spirano reciproco amore e salutevole concordia; parole che noi dirigiamo principalmente, o giovani, a voi «ne' quali or la patria ripone le sue più liete speranze; a voi, ci rivolgiamo, e vi scongiuriamo, che vogliate discacciar del cuor vostro, se mai entrato vi fosse, un amore sì scellerato, e riprovi quel legittimo, quel santo amor di noi stessi onde si nutrono le anime generose, quell'amore onde si conciliano i nostri veri interessi con quelli d'altrui. Questo, questo collocò di sua mano la natura ne' petti umani; e appunto vel collocò affinchè avessero gli abitatori della stessa contrada, avvinti co' dolci legami d'una mutua benevolenza, a passar lietamente la loro vita. Se un amor di tal natura allignerà negli animi vostri, egli avverrà che, coltivando anche adulti le lettere con quell'ardore con cui ad esse dedicati vi siete fino da' vostri anni teneri, e congiungendo le vostre forze in loro vantaggio, siccome fecero gli avi nostri, le veggiate rialzarsi da quell'avvilimento in cui sono cadute per le discordie de' loro medesimi coltivatori. Già la grand'opera è oramai cominciata da alcuni privilegiati ingegni, dalla cui valorosa penna vanno esse ricevendo nuovo lustro. Quello che cominciarono a fare questi spiriti illustri, sarà continuato da voi: e le lettere nostre riacquisteranno il primo loro splendore; e voi darete agli altri del vostro paese un luminoso esempio di quell'amorevolezza ed urbanità con la quale gli uomini, dal loro Facitor destinati a dover vivere insieme, hanno a trattarsi fra loro.»
Se, nel corso di discussioni sempre franche ed amichevoli, avveniva a Sacchi di difendersi con qualche calore, questo non aveva per cagione che un interno convincimento; l'amor proprio non vi prendeva parte nessuna. Ispirato da quell'animosa verità di cui havvi sì grande scarsezza in questo secolo di servili dichiarati, e di liberali mentiti, si può dire essere sempre stato indifferente per lui che la verità uscisse dalla sua bocca, ovvero da quella di uno de' suoi amici, soltanto ch'essa riportasse vittoria. Egli definendo il merito e le mende d'ogni scrittore e d'ogni produzione, esaminando e paragonando le cose in modo da ischivare i traviamenti, traeva gli animi al bello ed all'utile; e adoperava la lima della critica per mostrare nel suo nudo aspetto tutto che era atto a fortificare le facoltà conoscitive invece di affinar le armi della bassa vendetta e della vile invidia. Chi più di lui nemico di quella smania di dileggiare e maledire per abitudine o per inclinazione tutte le cose buone e oneste? Noi vorremmo che ci intendessero quegli scrittori dei leggiadri nulla e dei pettegolezzi... Vorremmo c'intendessero tutti coloro i quali non sanno modellarsi che cogli spiriti mediocri, il cui contatto nuoce al genio, come la ruggine a' metalli!--S'abborriscano alla per fine le frivolezze ed il vano garrito, e si procuri di vivere in sè e non già negli oggetti esterni, di badare più alla realtà delle cose che alle apparenze, di agire e pensare senza imitazione, e di studiare d'esser uomo, perchè a tutti deve esser grave il veder scimmie da per tutto.--Non sappiamo comprendere come ai nostri giorni il piccolo numero de' veri letterati, e il grandissimo di coloro che aspirano a questa rinomanza, tanto si affanni in parole vuote affatto di un senso utile, e come alcuni scrittori di opere periodiche, senza al più delle volte leggere gli scritti degli autori, e non mai penetrando più a dentro nell'animo loro mandano da' loro scanni sentenze di morte e diplomi di immortalità e di gloria per i loro contemporanei, quasi che tutto il resto di questo vastissimo mondo che legge e che pensa abbia in essi soli riposta tanta parte delle loro facoltà d'intelletto da costruirne una sola inappellabile ed assoluta. E pazienza ciò si facesse apertamente confessando la propria religione in fatto di lettere, e difendendo a visiera calata la bandiera sotto la quale si viene assoltato, ma invece, in capo ad ogni opuscolo, ad ogni articolo da giornale, ad ogni giudizio, ad ogni controversia, noi vediamo sempre una solenne dichiarazione dell'imparzialità di chi scrive, ed una modestissima protesta di essere unicamente per il vero ed il giusto. Ma chi sono questi tali?--Oh! mio caro Cremonesi: la smania che non pochi hanno di mostrarsi dotti, solevaci spesse fiate ripetere Defendente Sacchi, ancorchè tali non siano, e le ciurmerie che usano a tal uopo, sono mirabilmente indicate nel Capo secondo della Relazione della Repubblica de' Cadmiti di Agnolo Piccione, dove si narra come i Cadmiti avendo testa piccina e statura di pigmeo, si allacciano a piedi una sorta di zoccoli d'elegante lavoro, e ritti ritti sen vanno sì, che veduti da lungi fanno una bella comparsa, ma se tu li squadri ben bene davvicino, ti si appalesano quelli che sono.--Se i nostri scrittori si porranno un giorno a raccogliere materiali per compilare la storia letteraria di questo beato ottocento, incontrando tanto profluvio di disputatori in materia di lettere, di scienze e di arti, crederanno che costoro con sì ricca dottrina di parole, con tanto gusto, con tante opinioni avranno dato al loro secolo capi d'opera maravigliosi in ogni ramo di italiana letteratura. Cercheranno i monumenti di tanta benemerenza gloriosa; ma che troveranno eglino invece?
Rari appajon nuotando in vasto mare Prossimi anch'essi a rimaner sepolti Entro i gorghi profondi.
Schivo a profanare le lettere nel congresso degli ignari, s'attenne egli sempre alla sentenza di Platone: Rerum naturam investigare difficile, in vulgus vero aperire nefas.
Colla moderazione, egli parlava senza alterigia, rispondeva senza viltà, criticava senza amarezza, lodava con giustizia. Le sue espressioni, scelte mai sempre, eran naturali mai sempre. Una portentosa memoria ed una singolare perspicacia lo studio gli agevolavano dell'uman cuore. Egli paragonava gli uomini dei passati tempi a quelli del nostro secolo. La conoscenza loro non lo attristava, poichè ripetea di sovente: _Non si parla che dei malvagi in questo mondo: come citare i buoni? Essi sono in sì gran numero!_--Non fece mai pompa di quell'impetuoso valore che in mezzo alle pugne letterarie soltanto compiacesi. Il pericolo ei lo sprezzava, ma non ne andava in traccia giammai. Destro nel nascondere le ricevute impressioni, e signore de' primi moti che svelano un secreto e tradir possono qualunque impresa mai lasciossi trascinare dall'impetuosità della sua indole. Pur vero e giusto è il dire, che un costante e fermo dominio sopra sè stesso sarebbe il primo passo e il più importante, ad ottener il quale è necessario ed indispensabile la condizione di prescinder sempre ed in tutto da quel turbolento, incontentabile, irragionevol io, che tutto guasta e deforma, e che non ci lascia mai formare giudizj retti, deducendoli dalle verità e conseguenze generali, e non dall'individuale interesse. Oh le quante volte ciò che parzialmente è male, generalmente considerato, trovasi essere un bene! nel qual caso l'uom di senno si consola del proprio male, ed anche in mezzo a quello è felice. Ma che? Questo fermo carattere e questa dignità non impedirono che intorno a lui bulicasse uno sciame di vili insetti, che sempre aggiransi intorno agli onorandi uomini per ferirli col velenoso pungiglione della calunnia e presentarli al popolo, cui sì facile è l'ingannare, macchiati e deformi per le piaghe di cui li coprono. Non turbossi egli, e tenendo sempre più la vista lontana di ogni volgar dilettanza tutto raccoglievasi alle letterarie cure, e sola vaghezza il prendeva di far tesoro di quelle cognizioni, che del loro bello e del vero intrattenendo vivo ed energico l'operare della mente, nè lasciando che intorpidisca collo scemare delle forze del corpo danno allo spirito perpetua vigoria giovanile, e lo pascono di quei divini piaceri degni solo dell'eccellenza umana. Ma in un cagionevole corpo pur troppo le lunghe veglie accelerarono la nostra amarissima perdita, nel mentre egli divisava vari lavori per la filosofia e per le lettere, e in quest'ardua impresa sarebbe egli entrato con felicissimo successo.--L'avversità lo trovò sempre imperturbabile e sereno, e ben di lui può dirsi aver indefessamente praticato quel grave consiglio di Orazio:
Æquam memento rebus in arduis Servare mentem, non secus in bonis Ab insolenti temperatam Laetitia.
Molti che egli amava hanno sdegnato di riconoscerlo nel suo infortunio. Sofferse il male che non meritava; e allorquando la fortuna si è mostrata stanca di perseguitarlo, la morte si è presentata al suo cospetto.--Se alcuno cerca la cagione di un sì crudele destino, ei durerà fatica in trovarlo. Volete voi chieder la ragione perchè questo perde al giuoco e quel vince? O perchè si danno quegli anni in cui non v'ha nè primavera nè autunno, in cui i frutti si inaridiscono nel loro fiorire? Con tutto ciò non vi cada in pensiero che Sacchi avesse voluto mai cagionare la sua infelicità colla prosperità degli uomini deboli. La fortuna può farsi ludibrio della sapienza degli uomini virtuosi, ma il potere essa non ha d'atterrarne il coraggio.
The book keeps going
Reading is free forever. Sign up and watch scenes appear while you read.



Scenes Storieta drew for other classics.
New illustrated classics
Once or twice a month: the latest books to get full character casts, scene art, and free comic editions. No account needed.