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I ladri della pace
Language: it3,054 downloads on Project Gutenberg
Subjects
In: IT Romanzi·Historical Novels·Novels
Public-domain ebook sourced from Project Gutenberg #25209.
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Il romanzo di Arturo Bianchi, “I ladri della pace”, è una narrazione che si apre con un’ampia riflessione sui due protagonisti, Alfredo, pittore senza mezzi, e Violetta, giovane benestante. Il narratore, già nella prima pagina, annuncia che non servirà soffermarsi sui particolari, poiché la storia seguirà il corso degli eventi. Da subito emergono i temi della musica, della poesia e dell’amore, con riferimenti a Apollo, Cupido e a figure dantesche come Beatrice e Francesca. Il testo si dipana tra monologhi interiori, citazioni classiche e una prosa ricca di metafore, mentre il lettore è introdotto al tormento di Alfredo, la sua gelosia e la sua ricerca di pace interiore.
Lo stile di Bianchi è tipico della seconda metà del XIX secolo: una lingua elaborata, costellata di citazioni latine e italiane, e un ritmo discorsivo che mescola filosofia, lirica e ironia. Chi apprezza la letteratura italiana dell’epoca, con i suoi riferimenti culturali e la predilezione per il dramma interiore dei personaggi, troverà affascinante questo romanzo. È particolarmente indicato a lettori interessati a opere che combinano sentimenti romantici, riflessioni esistenziali e una prosa densa di allusioni classiche.
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I principali, i più pericolosi, sono l'Amore e la Gelosia di lui sorella germana.
Per quanto riflette poi ai due Protagonisti del nostro Romanzo (più di uno stavolta, per il melius est abundare quam deficere) si trova inutile di osservare troppi dettagli. Questi seguiranno il corso degli avvenimenti che noi svolgeremo, basterà quindi avvertire intanto, che uno dei protagonisti era Blandis pittore nullatenente; celibe, l'altra la signorina Giacinto benestante; giovane il primo, più giovane la seconda, capo esenziale secondo la legge universale--Simpatici assai, buoni educati, intelligenti, e della poesia e della musica, entrambi amanti--Alfredo e Violetta, bei nomi accolti anche dal sommo Verdi nella sua Traviata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Alfredo, dopo parecchi mesi di semplice candida amistà verso Violetta, amistà nudrita soltanto da Apollo, il Dio della Musica, della Poesia e delle Arti, il Principe delle Muse, venne ferito in cavità, da Cupido, il Dio dell'amore, e Violetta, parea volesse seguirne le traccie, ricordando la Psiche voluttuosa, rivale, per bellezza, di Venere.
Ma Alfredo, ingenuo e timido quanto una gazzella,¹ era stato un immenso illusionista. Non potea trattarsi semplicemente degli effetti della buona musica, eseguita con impegno a mezzo dei due scelti istrumenti, che sono il Violoncello e l'Arpa? Oh! le Romanze!....... le sirene di terra ferma!
¹ Gazzella = Leggiadra Capretta Selvatica.
Violetta invece, meno aerea di Alfredo, un giorno gli era gentile, espansiva, affettuosa, e l'altro indifferente forse per pura questione meteorologica, e di tale indifferenza, da ammazzare non solo un Cristiano, ma anche un Toro.
Però la maschile fierezza, aveva tentato di venire in soccorso del ferito Pittore, ma egli che poco prima, si era confortato di Apollo, di Minerva e di Marte, abbandonò quei suoi primi auspici, per seguire a capofitto Venere, non conoscendo bene ancora il proprio labirinto amoroso, dal quale, ad onta de' suoi sforzi, non sarebbe escito, se non colle ossa sconquassate.
Oh! la indimenticabile Francesca da Rimini, esclamava tante volte, fra le sue veglie, Alfredo, oh! il verso splendido «_Amor_ che al cor gentil ratto s'apprende» (DANTE--_Inf_. Canto V) trascurando poi il successivo = «Amor che a nullo amato amar perdona» molto docente¹.
¹ Amore che non consente che chi è amato, non riami = (Dalle note esplicative).
Noi presumiamo di avere, sebbene forse precocemente, compreso, siccome l'amore di Alfredo per Violetta, dovesse essere fra i soprannaturali, e fra gli incurabili, quanto le malattie croniche............. Se non che appena il misero Alfredo s'ebbe in petto la freccia amorosa, sviluppossi in lui una complicazione da impensierire qualunque medico curante, vogliam dire, la gelosia, raramente dal vero amore scompagnata, quel mostro che fece diventare l'innamorato Otello, strangolatore. La gelosia di Alfredo, non era tale da farlo assassino, perchè di carattere mite, che, in ogni caso, in luogo di strangolare, si sarebbe strangolato. Ma appunto perchè di mite indole, egli soffriva dippiù. E di chi e di quali cose geloso? Di tutto e di tutti, senza un punto sicuro, quindi geloso dell'ignoto, e sprovvisto di qualsiasi diritto. In conclusione quel povero Alfredo, per colpa della sua testa vulcanica, o della sua tenerezza di cuore, o perchè infine, fosse troppo artista; provava già da tempo le pene dell'inferno, nella bolgia riservata, prima ancora, di scendervi. La sua consueta giocondità, la quiete, il sonno, la pace, perduti!
E chi oserà dunque negare, che l'amore e la gelosia, non sieno i principali ladri della pace?
Suicidarsi? No, perchè sebbene infelici, bisogna avere il coraggio di vivere per gli altri che di noi vivono.
Alfredo trascinava pertanto, da lunga stagione, una misera vita, piena di tristi presentimenti. Egli, ne' suoi frequenti soliloqui, si chiedeva cos'è la vita? E tosto risovvenivasi di avere letto questi bei versi:
« Il passato non è, ma ce lo pinge La dolce rimembranza, « Il futuro non è, ma ce lo finge La credula speranza « Il presente solo è, ma in un baleno Passa del nulla in seno; « Dunque la vita è appunto Una memoria, una speranza, un punto.....»
Sì, ma, del resto, abbiamo un bel dire noi filosofi. Quell'innamorato Pittore, ad onta dei mille proverbi, dei quali aveva dovizia, non sapeva cessare un solo istante, del dì e della notte, dal pensare a Violetta, dal vedersela dinnanzi agli occhi, siccome un raggio di luce ardente, vivificatore.
Oh! almeno sorgesse in favore del nostro tribolato artista, qualche straordinario avvenimento, tale da compensarlo del suo dolore, o da guidarlo in più fortunato calle! Noi, del resto, che conoscemmo la peregrina di lui costanza, negli affetti più caldi, avremmo dei dubbi, su qualsiasi cambiamento.
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Ma ahimè, il nostro esaltato, a quanto pare, pretendeva talora l'istesso amore di Beatrice, per Dante, il quale, si narra, sia stato più puro di quello degli Angioli,¹ talora l'amore furente della desolata Didone, vittima del tradimento di Enea, e talora finalmente sarebbesi accontentato della via di mezzo, dell'amore della Francesca da Rimini pel suo Paolo, quando s'ebbe il bacio tremante.......»
«Questi che mai da me non fia diviso La bocca mi baciò tutto tremante» (DANTE--_Inf_. Canto V).
¹ « Io son Beatrice che ti faccio andare Vegno di loco, ove tornar disio, Amor mi mosse che mi fa parlare»
(DANTE--_Inf_. Canto II).
Nè mai il caro artista, voleva piegarsi, per Iddio, all'amore dei tempi moderni, così ragionevole, e dagli altari, e dal Sindaco benedetto. E per quel suo malaugurato istinto delle mele proibite, caddero sul di lui capo malanni pubblici e privati, oltre alla censura della odierna imperante, concreta società . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
--Lugete Veneres, Cupidinesque-- (piangete o Veneri, piangete o amori)
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«_Il matrimonio è la tomba dell'amore_» scrisse un romanziere illustre = «_Il matrimonio lega i nomi e le sostanze, non il cuore_» e quegli per prudenza, soggiungeva, che, _il matrimonio «poteva essere la culla dell'amicizia_» Sarà bene, del resto, che noi non ne facciamo il nome, onde non esporre lo scrittore di buona fede, alla spietata vendetta delle nubende e consorteria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Era il mattino del 19 Marzo 18.., giorno di S. Giuseppe, nome del defunto padre di Alfredo, ma questi, contro il suo costume, non si era per anco svegliato, nè pel vicino cinguettio dei passeri, nè per quello di due rondini, allor allora giunte sul suo verone.
Egli era assopito, siccome accade a persona stanca sì, ma afflitta da recente cordoglio. Egli aveva vegliato tutta la notte a scrivere, a gesticolare, a parlare fra se. Le di lui buone sorelle, ritratti parlanti della loro madre esemplare, poco tempo addietro defunta, erano già entrate due volte in punta di piedi, nella cameretta del fratello, onde porgergli l'usato Caffè, ma due volte se ne erano subito ritirate, per non turbare il riposo al loro diletto, accorte dalla quasi esaurita candela, come egli si fosse coricato da pochi istanti. Se non che Lord, il bracco bianco, affezionato al suo padrone, non volendo saperne di quella novità, che ritardava la sua passeggiata alla caccia, a forza di guaire e di saltargli sul letto, finì, il bestione, col destare Alfredo. Questi siccome uomo che abbia smarrita la tramontana, fissò intorno lo sguardo attonito, nascose sospettoso sotto le coltri, un oggetto che teneva fra le mani sudate, e si riassopì.
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Sogna tesori l'infelice ormai sospetto di monomania di grandezza, tanto per consolarsi, non avendo avuto mai a propria disposizione intera, una moneta da cinque lire. Il positivismo è la comune teoria sociale, quindi avverso, per sua legge al sentimentalismo, da cui la falsa interpretazione di quel naturalissimo desiderio. Non è strano, non è contro natura, che un disgraziato, sospetto di monomania di persecuzione, si lagni della nequizia altrui, quando quella è realmente sussistita, e dopochè ne ha sopportati i danni. Egli per giusta reazione diffida di tutto e di tutti e spera poi liberarsi del suo cattivo prossimo coi milioni che ritiene di incassare quanto prima. Anche i deboli di mente, o come tali giudicati, sanno che il denaro fa tutto--_argent fai tout_! Ma che direste voi se quel misero sospettato delle due monomanie in parola, fosse, pro bono pacis, consegnato, senza preavviso, al manicomio, da' suoi affezionatissimi, tranquilli finalmente del grazioso alloggio, conferito tanto filantropicamente al loro raccomandato? Gli affezionatissimi in buona fede avranno pensato, alla spaventevole impressione che il loro caro avrà subita, in modo da farlo peggiorare, anzichè guarire, massime perchè ammalato non lo fu mai quanto si credeva? Noi sappiamo già cosa rispondereste..... Fatalità, caso innocente..... Ah! miei Signori di buona fede..... tali fatti non sono mai abbastanza stigmatizzabili perchè ricolmi di lagrimevoli conseguenze.... Lo dica la storia.....
Tal fiata l'accusa di simili monomanie, è comoda a talun interessato, che speriamo sia raro, onde non inciampare forse in processi indigesti. Ne conseguono pertanto or qua, ora colà fallaci giudizi, per parte di individui poco psicologici, o trascuranti le rispettive qualità dei molteplici ventricoli del cervello umano, i quali dai popolani si denominano abusivamente ruotelle, probabilmente perchè dai medesimi si crede, abbiano un lento moto ondulatorio o ruotatorio, o perchè alcune forti impressioni avute in tempo lontano, si riproducono perfettamente ed alternativamente, ad epoche quasi fisse d'ogni anno. I profani della scienza speciale, credono perciò, che il rinnovarsi costante di quelle antiche impressioni dipenda dal passaggio o movimento dell'una o dell'altra ruotella, o dell'uno o dell'altro ventricolo come sopra. Un'altra delle cause delle sunnominate incerte diagnosi o tecniche o profane sullo stato del cervello umano, sospetto di infermità, è la sciocchezza, o la malignità degli informatori attinenti al malato. Ignoranza o scelleretezza, stoicismo od avarizia, possono essere intervenuti, e non è cosa nuova. Non si gridi dunque al pessimismo, se Tizio, che l'ha realmente toccato, sospetta ancora sempre il male.... Quando un fatto è, non si dee strozzarlo in fasce, o capovolgerlo, o contorcerlo, o quanto meno larvarlo per mal inteso ottimismo, interesse, o farisaica brama di quiete..... Ohimè quanti Caifa e quanti Pilati dopo quelli del nuovo Testamento!....
Le nostre Nonne dicevano spesso, che il Diavolo insegna a fare le pentole e non i coperchi..... Oh! ma vi sono dei furbi che sanno fare anche i coperchi, infischiandosi del diavolo che hanno veduto soltanto dipinto su dei brutti quadri. Guai se tutto, tutto si potesse scoprire guaggiù, laddove la nostra perspicacia non è arrivata. Noi intanto, onde confortarci, dovere la verità se non contemporanea al fatto, almeno postuma, sorgere a galla, siccome hanno sempre creduto i nostri buoni vecchi, reciteremo, per chi forse non la conosce, quella famosa ottava dell'Ariosto, la quale, ci sembra, al caso nostro sia adatta.
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